Nei giorni scorsi, su incitamento dell’amico Carlo Gubitosa, è partita la campagna online per una Informazione Pulita in Italia. Rilanciando l’ampio interesse suscitato dal libro La Casta dei Giornali di Beppe Lopez (Stampa Alternativa, 2007), l’iniziativa puntualizza fra l’altro, citando il testo iniziale di Carlo: “i soldi che escono dalle nostre tasse per finire nelle tasche di chi fa cattiva informazione sono un problema sicuramente grave e serio, ma purtroppo non l’unico: le malattie dell’informazione si intrecciano e aggrumano in una metastasi culturale ormai molto difficile da curare.” Una campagna propositiva e aperta a tutti, dunque, con pochi ma cruciali obiettivi concreti. Si chiede che: i finanziamenti alle imprese editoriali siano stabiliti dai cittadini in base a indicazioni espresse nella dichiarazione dei redditi con un meccanismo simile a quello del cinque per mille; l’accesso all’Ordine professionale dei Giornalisti venga aperto a tutti coloro ne facciano richiesta praticando a qualunque titolo e con qualunque mezzo l’attivita’ giornalistica; le cariche direttive all’interno della Rai vengano determinate con elezioni pubbliche e aperte a tutti i cittadini, e non in base alle indicazioni dei partiti. l momento l’iniziativa si propone di sensibilizzare sul tema e raccogliere adesioni nella comunità online, sia a titolo personale che di enti/organizzazioni. Ovviamente graditi suggerimenti e commenti.
Tags: Informazione Pulita, La Casta dei giornali, Stampa Alternativa
Stimolante l’ampia cover story dell’attuale Utne Reader, storico bimestrale che propone rilanci meno ovvi e noti dallo scenario cultural-mediatico USA (”the best of the Alternative Press”). Un po’ forzata la copertina, dove campeggia il solito faccione sorridente di Obama onde attirare fan e simpatizzanti, suggerendo le potenzialità del cambiamento in arrivo, come ribadisce l’editoriale - pur se gli articoli interni non toccano affatto la questione. Occupandosi, invece e giustamente, della recente caduta di quella middle class salita in auge negli anni ‘60, del gap oggi esponenziale tra ricchi e poveri, del fallimento annunciato delle “gated communities”, dei moltissimi “quasi poveri” che popolano le città statunitensi. Se il quadro appare tutt’altro che roseo, non mancano però elementi di speranza: dalla partecipazione dei più giovani alla scena politica alla “prosperità semplice” perseguita oggi dagli ex-baby boomers. Il tutto fra stralci ripresi da libri e riviste recenti, interviste e siti web, creando un collage tanto variegato quanto vitale delle attuali dinamiche intorno all’immagione (e alla pratica) dell’ “american dream” - metafora che merita una completa revisione ben oltre l’immaginario collettivo. Strumenti decisamente utili per comprendere al meglio il contesto generale, anche per chi vive fuori dagli USA e non si accontenti di quanto tenta di propinarci il mainstream. E dove la tecnologia, wiki e blog generation incluse, svolge un proprio ruolo ma senza strafare o perdere di vista il quadro complessivo - a partire dagli utili materiali offerti dallo stesso sito della rivista. Yes, good food for thought.
Tags: American Dream, Utne Reader
Carino e disinibito l’articolo che Glamour dedica questo mese alla “Wiki Generation”. Non tanto o non solo perché il sottoscritto viene ampiamente citato (ahem), quanto piuttosto perchè rilancia otto progetti italo-globali (stimolanti e poco noti), suggerisce senza pedanterie le positività dell’intelligenza collettiva, sottolinea la finalità sociale, pubblica, trasparente del fenomeno wiki, segnala idee/progetti creativi per provarci qui & ora. Cinque pagine a colori che stimolano vieppiù lettura (e partecipazione) grazie a un’accattivante scelta grafica. Bravi, Loredana & co.! Peccato neppure il solo testo sia reperibile online: chi vuole saperne di più dovrà fare un investimento nel cartaceo…
Tags: Glamour, Wiki Generation
Nine Inch Nails has released another album, The Slip, under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike license. It’s available as a free download in several formats, and that’s what the band says:
we encourage you to
remix it
share it with your friends,
post it on your blog,
play it on your podcast,
give it to strangers,
etc.
Tags: Creative Commons, Nine Inch Nails
The Institute for the Future has released a map about “the future of making”, with a neat intro: “Two future forces, one mostly social, one mostly technological, are intersecting to transform how goods, services, and experiences—the “stuff” of our world—will be designed, manufactured, and distributed over the next decade. An emerging do-it-yourself culture of “makers” is boldly voiding warranties to tweak, hack, and customize the products they buy. And what they can’t purchase, they build from scratch. Meanwhile, flexible manufacturing technologies on the horizon will change fabrication from massive and centralized to lightweight and ad hoc. These trends sit atop a platform of grassroots economics—new market structures developing online that embody a shift from stores and sales to communities and connections.”
(Thanks to BoingBoing).
Tags: BoingBoing, Institute for the Future
From CNN: The vast majority of Americans think things are going badly in the country, according to a new poll. Seven in 10 people questioned in a CNN/Opinion Research Corporation survey released Friday say things are going badly, with only 30 percent saying things are going well. “It’s been 16 years since the public gave the country’s condition such a bad rating: January 1992, to be precise, in the last year in office of the last president named Bush,” CNN pollster Keating Holland said. “Seventy percent is a lot worse than two years ago, when 48 percent thought times were bad and the Republicans lost control of Congress,” CNN Senior Political Analyst Bill Schneider added. …
“Voters do believe either Clinton or Obama would handle the economy better than McCain, in both cases, by 53 to 42 percent. Not as big a margin as you might think with the country in such a bad mood,” Schneider said. (etc.)
Tags: CNN Poll, economy, USA
Internet, il motore collettivo
Su Apogeonline un mio articolo di ricapitolazione sulla Web 2.0 Expo di San Francisco. Eccone qualche battuta:
Qualsiasi cosa si voglia intendere con “Web 2.0″, tale definizione è destinata a veleggiare ancora in lungo e in largo. Non solo nell’immaginario collettivo o nei titoli sbrigativi dei media tradizionali, ma anche e soprattutto nella miriade di applicazioni che caratterizzano la quotidianità di e su Internet. …
Secondo Tim O’Reilly, invece, il futuro del Web 2.0 dovrà sempre più fare i conti con il suo “lato oscuro”. «L’accumulo dei PageRank e delle abitudini degli utenti sta dando vita a enormi database. Più grandi sono, meglio è. Google, Amazon, eBay vogliono accentrare i dati così raccolti in un unico luogo», ha insistito l’editore. «Il paradosso è che applicazioni progettate per creare network decentralizzati stanno portando alla tipica concentrazione di potere. Ecco perché nel prossimo strato di sviluppo si deve puntare all’interoperabilità e alla programmabilità del Web». …
Vai all’articolo integrale.
Tags: Tim O'Reilly, Web 2.0 Expo
R.I.P., Albert Hofmann

Albert Hofmann
Father of LSD
11 January 1906 - 29 April 2008
Died at 9AM CEST at his home in Burg, Switzerland
Tags: Albert Hofmann, LSD
Obama wiser than Dean?
From Wired.com: Liberal bloggers are expressing outrage over Barack Obama’s appearance this weekend on Fox News, accusing the Democratic presidential front-runner of kowtowing to the network’s conservative viewers, and throwing his online supporters to the wolves. …
Obama was decidedly non-combative, and calmly addressed all of the issues thrown his way by the show’s host. He even highlighted some of his differences with liberal blogs, singling out Daily Kos by name while discussing John Roberts’ nomination to the Supreme Court. …
The reaction from the blogosphere was quick, and largely critical. …
In context, though, Obama’s Fox News appearance seems part of a wider plan to cultivate a conciliatory tone, as he faces an ongoing controversy over pastor Jeremiah Wright’s combative sermons.
History suggests that’s a wise course. Howard Dean lost the presidential nomination in 2004 because of his perceived rage. Voters, it turns out, are turned off by anger, even if bloggers are craving a little ire from their candidate.
Tags: Obama 08
Come previsto, il clou dei keynote dell’ultima giornata alla Web 2.0 Expo è stato il fake Steve Jobs, al secolo Dan Lyons, giornalista di Forbes magazine. Una sana ventata di ironia che ha fatto ridere di cuore l’intera platea, allegerendo così l’aria spesso pesante creata da eccessive chiacchiere a vuoto e panel fin troppo business-oriented e tecnici. Mr. Lyons ha riproposto alcune slide dal blog, ottime manipolazioni in Photoshop di noti personaggi (da Jobs a Ballmer a Ellison) e brevi video-parodia per illustrare le tappe del suo successo – 90.000 visitatori unici al mese e la grande caccia online per scoprire la sua identità – con l’immancabile libro, The Secret Life of Steve Jobs. Sempre ironizzando su stesso e sull’hype del mondo high-tech: Facebook “is the biggest waste of time ever invented”, “iPhone is just a fucking cell phone”, “I have no reputation”. Il messaggio, come Dan Lyons ha tentato di chiarire con massima serietà a fine intervento, è che l’essenza del Web 2.0 sta proprio nella difficoltà di sapere quale sia il vero messaggio… Un’ambigua leggerezza che ha contagiato i brevi interventi successivi, dalle accortezze semplici ma importanti che ciascuno di noi puo’ (deve?) applicare per evitare di essere subissato da spam e bot nella blogosfera (suggerite dal sagace team di Google) suggerimenti di Google alla presentazione tipo “long tail” di Matt Mullenweg, co-ideatore del popolare WordPress – “118 milioni di blog al mondo, di cui il 99,999% hanno meno di 10.000 pageview al giorno.” Da citare la piccola gaffe di Tim O’Reilly quando in chiusura della discussione con Jonathan Schwartz, CEO di Sun, ha invitato il pubblico ad inviare domande tramite Twitter “dimenticandosi” poi di dare un’occhiata la cellulare per vedere se/quali fossero. [Contrariamente a quanto avvenuto poco fa nell'interessante panel su "la forza delle (business & consumer) comunità online".] Ovvio: è stato subito colto in flagrante dai reporter di C-Net, con tardivo mea culpa di Tim: aveva sballato i settaggi di Twitter….
Anyway, siamo arrivati alle 4 pm dell’ultima giornata, e l’affaticamento da mega-conferenza si fa sentire: c’è chi fugge alla spicciolata e chi russa tranquillamente sdraiato su quattro sedie (mi sembrava poco educato fotografe). È decisamente ora di chiudere. Il prossimo appuntamento della serie, sempre organizzato da CMP e O’Reilly Media, è la Web 2.0 Expo di New York, 16-19 settembre 2008.
Tags: fake Steve Jobs, Web 2.0 Expo SF

