Ottimi scambi ed energie all’evento di martedì sui Citizen Media a Roma. Si è parlato di esperienze tanto diverse quanto innovative, creando le premesse per un promettente futuro riguardo progetti locali ma globalizzati. Ecco un bel resoconto dettagliato, e intanto ecco le riflessioni di Diego Galli (FaiNotizia) e del team di Caffè News, entrambi tra i relatori. Un rilancio centrato sul possibile finanziamento pubblico per l’informazioner partecipata di cui si è accennato all’incontro, è disponibile su LS-DI. Mentre il team di LiberaReggio ha messo insieme un apposito photostream su Flickr, oltre a una serie di considerazioni varie.
È pronto anche il video integrale delle 5 ore filate, scaricabile altresì come video-mp4 o audio-mp3. Ci sono poi i numerosi rilanci live via Twitter e la cronaca su CoverItLive, che include anche commenti e domande di chi seguiva in remoto. Da non mancare le interviste realizzate da Eco Radio nel corso dell’incontro.
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Fervono i preparativi per l’incontro romano del 23 giugno su “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive“. Programma e interventi confermati, come pure la gran voglia di incontrarsi e creare energie positive per futuri progetti collettivi.
Per chi, non potendo esserci di persona, volesse seguire l’evento in remoto, ci sarà questo canale di CoverItLive, dove sarà possibile interagire tramite chat testuale con i partecipanti in loco (e possibilmente anche con diretta audio-video, banda permettendo). In ogni caso l’evento sarà interamente vioderegistrato e successivamente reso disponibile online grazie a un team di Fai Notizia.
Sono intanto attivi uno spazio-evento su Facebook e i rilanci via Twitter.
Ci vediamo martedì a Roma!
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Tags: cmediait09
Ci sono Giornalisti e giornalisti. Così come esistono blogger e bloggher. Ovvero: le generalizzazioni sbrigative non pagano mai. Nell’odierno scenario dell’informazione partecipata come pure in altri campi della vita. Però è indubbio che esistono tendenze pressapochiste o suicide, quando non palesemente fraudolente, di certo giornalismo mainstream. Lo conferma il caso che segue, accaduto in Danimarca ma fin troppo comune nei giri italiani, dove non mancano similari esempi di reciproca disistima e manovre ambigue tra gli old e i new media, con i vari annessi e connessi.
La vicenda, riportata da Global Voices, riguarda due conduttori televisivi che volendo dimostrare l’inaffidibilità di Wikipedia sono stati invece colti con le mani nel sacco: gli “errori” su Wikipedia mostrati in televisione erano stati appositamente creati da un collaboratore del programma, come si poteva ben notare nella “history” del documento. Non solo: quattro minuti gli errori erano stato prontamente corretti da un altro utente. Cose ovviamente nascoste al pubblico, tanto da centrare il successivo dibattito sulla questione dell’integrità e della professionalistà dei giornalisti in questione – il TV2wikigate, come è divenuto noto l’inghippo.
Il bello (si fa per dire) è che nello specifico TV2 non ha avuto il minimo buonsenso di ammettere di aver sbagliato, onde almeno salvare la faccia a posteriori. Altra caratteristica ben condivisa dall’industria giornalistica nostrana, purtroppo. Il massimo che son riusciti a fare è stato un laconico, «Ci scusiamo per le imprecisioni», mentre [il redattore] Schrøder, incalzato sulla possibilità che l’operazione fosse stata solo «una scusa per mentire in televisione, ha insistito nel definirlo un tentativo di “satira”.»
In un un modo o nell’altro, insomma, sembra proprio che certi giornalisti e certe testate tradizionali, anzichè imparare la lezione, preferiscano continuare a scavarsi da soli la fossa…
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“The day the media died”
Non credete che l’industria giornalistica sia ormai votata al suicidio? Be’, ecco allora, su segnalazione dell’amico Antonio Rossano su Yurait Social Blog e di altri su Facebook, il doveroso rilancio dell’ultimo meme in azione. Godetevi l’imperdibile video “The day the media died” – trasposizione del noto brano American Pie di Don McLean. Solo che a morire, in questo caso, non è la musica ma le grandi testate e i network d’informazione, a partire da quelli Usa e poi nel resto del mondo occidentale. Noterella personale: peccato che i Big Media nostrani continuino a fare orecchie da mercanti, ma tanto al loro funerale ben pochi andranno…
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Ho sempre pensato che la pseudo-diatriba su contenuti online a pagamento o meno, di cui si riparla variamente anche nei giri italiani, sia solo uno specchietto per le allodole o tutt’al più l’ennesimo ’smoke screen’ che l’industria giornalistica tenta d’imporre al pubblico onde spremerne altri denari per pagare i propri stipendi in questi tempi di crisi (riguardo vendite e inserzionisti, non sui contenuti) e di mancanza di idee (da parte loro, su come partecipare tali contenuti con gli ex-lettori). Ma il punto è che sono stati proprio costoro – i Big Media, l’industra editoriale e i relativi giornalisti doc – ad aver creato tale crisi e a voler continuare a mettersi spesse fette di salame sugli occhi (quando in buonafede) insistendo con robe da fiction tipo “la crisi dell’informazione”, oppure a sfruttare bellamente l’apertura della Rete e i contenuti degli utenti solo per rubare spazio e attenzione per i loro vantaggi economici (quando in malafede). Eppure sono sempre costoro che vorrebbero addossare a lettori e utenti online la responsabilità di “trovare insieme” nuovi modelli commerciali, fingendo di volerli coinvolgere in una discussione nettamente viziata fin dall’inizio – in Italia tutto ciò è plateale, basta vedere come si muovono online i (anzi, gli ex) pescecani dell’informazione nostrana.
Non è quindi un caso che stamani mi sia imbattutto in quest’intervento davvero lucido e cruciale, oltre che ben corposo e argomentato, di Dan Conover, cofondatore del blog collettivo Xark! – pur se centrato sullo scenario Usa, analisi e conclusioni sono sicuramente valide per ogni Paesi occidentale. In sintesi? Ecco come la mette giustamente Cory Doctorow su BoingBoing: “it’s one the most interesting, best-referenced criticism of the newspaper industry’s thrash-and-FUD I’ve read”. Occorre insomma far piazza pulita della montagna di fuffa infilata nel dibattito sul futuro dei business model dei giornali. È ora di dire pane al pane e vivo al vino, senza tante menate o rilanci commerciali malamente travestiti da ‘eresie’. Spiegando nuovamente che giornali e giornalisti faranno “anything to survive… so long as it doesn’t involve change.” Non è forse abbastanza chiaro?
Invito caldamente alla lettura, oltre che a visitare le decine e decine di link inclusi, per convincersi definitivamente a lasciar andare alla deriva le grandi testate e i giornalisti doc, assistendo con massima serenità alla consumazione dell’odierno patto suicida da loro stessi avviato. Per trarre ispirazione invece dal giornalismo vero di una volta (investigativo, partecipe e bene sociale, non ottuso sul mega-business) e concentrare le energie in quel che di nuovo è possibile fare partendo dall’orizzontalità e dalla partecipazione garantita dai media digitali – qui & ora. Come ribadiscono lucidamente le battute conclusive del testo di Dan Conover:
America’s journalism infrastructure – from corporate giants to non-profit foundations like the American Press Institute and the Newspaper Association of America – is funded by dying companies. So when you hear about efforts to save newspapers (and, by extension, journalism), understand that answers that don’t return the possibility of double-digit profits and perpetual top-down control aren’t even considered answers. They’re not even considered.
They’ll do anything to survive… so long as it doesn’t involve change.
Maybe the best thing these old media companies can do today is fail quickly.
This was their choice, not ours. Wave to them as they leave, and try to remember what they once were, not what they’ve become.
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CFP 2009: Creating the Future
Si svolge a Washington DC, 1-4 giugno, l’edizione 2009 di Computers, Freedom & Privacy – storica conferenza avviata quasi 20 anni fa nella Bay Area (c’ero anch’io!). L’era pre-EFF, uno dei primi raduni di attivisti, hacker, esperti e curiosi – senza disdegnare la presenza di CEO, rappresentanti della Casa Bianca e agenti dell’FBI. Un miscuglio di energie e posizioni tanto creativo quanto assai analitico sulle questioni calde, ieri come oggi, dell’ambito online – freedom, privacy e le molteplici diramazioni possibili.
Pur se negli ultimi anno meno seguita e rinomata di allora, temi e relatori di quest’edizione ne confermano la centralità: Computers, Freedom and the Obama Administration, The Future of Security vs. Privacy, Bruce Schneier, Craig Newmark, Online Activism Around the World, Rebecca MacKinnon (co-founder GlobalVoicesOnline), The Future of Print, Privacy Advocates in Social
Networks. Tutto sotto il titolo generale di “Creating the Future”. Non mancano certo i tool per seguire – e partecipare! – online, dal CFP 2009 blog a Twitter al live streaming. Maggiori dettagli sul wiki ufficiale.
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Non è un mistero come uno dei maggiori boomerang di Internet in quanto strumento di partecipazione e condivisione sociale riguardi le diffuse chiusure in compartimenti ristretti, il ritrovarsi a seguire solo ambiti e persone che la pensano come noi. Il “Daily Me”, lo definiva Cass Susten nel suo Republic.com del “lontano” 2001, spiegando come “Internet causes us to become more extremist and close-minded, rather than exposing us to a haphazardly unbiased array of unexpected viewpoints”. Posizioni solo apparentemente contro-intuitive, ma che anzi sono emerse variamente in questi anni, fino al recente avvertimento di Ethan Zuckermann sull’Internet poliglotta in cui ribadisce fra l’altro: “There’s a danger of linguistic isolation in today’s internet [which could act...] as an echo-chamber for like-minded voices, not as a powerful tool to encourage interaction and understanding across barriers of nation, language and culture.”
Sul tutto ci va la ciliegina della blogosfera che, soprattutto quella nostrana, rimane bloccata nei “divieti ideologici e nelle chiusure di casta”, citando nuovamente l’ultimo libro di Fabio Metitieri. Oltre all’ormai arcinoto e comprovato vizietto dell’autoreferenzalità che sempre più porta a molteplici “ego-chamber” avvitate su stesse. E d’altronde lo strumento-blog non è forse “personal” per antonomasia? E l’ideologia del Web 2.0 non mira proprio a creare universi individuali, finanche individualisti? Dove i sei gradi di separazione o i link facili rimandano in pratica al solito, ritretto circuito di persone e interessi. E chi ritiene che i feed RSS o la folksonomy siano così importanti nelle dinamiche partecipative online, beh meglio dia un’occhiata all’assordante rumore, alla distrazione continua e alla mancanza di accountability che ciò contribuisce a produrre.
(FWIW, dei feed faccio volentieri a meno, e neppure uso granché blog e altro in senso strettamente “personale”).
A meno che ovviamente non si lavori o comunichi tramite blog-piattaforme-progetti collettivi, ma sul serio, non consolandosi con l’altro pseudo zuccherino dei cosidetti “social network” alla Facebook. E tenendo a mente che identificare Internet con i suddetti ambiti, o anche con il Web in quanto tale, è decisamente riduttivo. Rammentandone piuttosto lo spirito e la pratica autenticamente comunitari che ne rimangono caratteristiche-base. Ecco perché ritengo assai promettente la fresca anteprima di Google Wave, “a new tool for communication and collaboration on the web”, che si pone come strumento di primo piano e ampio utilizzo per ogni tipo di progetti condivisi, in tempo reale e traduzioni incluse – raccogliendo in un’unica pagina web interattiva blog, tweets, traduzioni, IM, chat, feeds, email e quant’altro. di cui c’è sempre più bisogno oggi. La presentazione video è alquanto impressive, non ultimo perché il pacchetto è open protocol e chiunque potrà estenderne liberamente le API. Forse l’attesa killer application della Rete partecipativa di domani? Non credo esiste né esisterà mai una sola di tali applicazioni, e inutile pompare le solite esagerazioni del marketing.
Senza dimenticare le manovre spesso monopolistiche e intrusive della grande G, questa bella ondata ha insomma tutta l’aria di poterci aiutare a superare un certo stallo odierno – “Daily Me”, autoreferenzialità e rumore inclusi. E le prime recensioni paiono senz’altro positive, in particolare per la capacità dei singoli di procedere con integrazioni ed estensioni varie. Speriamo bene…
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From Cnn.com: The California Supreme Court on Tuesday upheld a ban on same-sex marriage that state voters passed in November, but it allowed about 18,000 marriages performed before the ban to remain valid.
Proposition 8, which bans same-sex marriage in California, faced a constitutionality test but was upheld.
The 6-1 decision was met with chants of “shame on you” from a crowd of about 1,000 people who gathered outside the court building in San Francisco.
“It’s nice that my marriage is still intact, but that’s not the point,” said Kathleen White, who married her partner in 2008. “The point is that everybody should have the same civil rights across the board.”
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Tags: California, Proposition 8, same-sex marriage
Sul web oggi sono accessibili, spesso del tutto gratuitamente, risorse autorevolissime che coprono tutto il campo dello scibile umano: dalle grandi enciclopedie alla grande stampa, dai seminari universitari ai milioni di libri e articoli reperibili nelle biblioteche on-line. Il rumore e la confusione creati dalla blogosfera, con la imprecisione dei dati e le carenze nella citazione delle fonti, rischia di disorientare e offuscare il fatto che in rete oggi la cultura è davvero alla portata di tutti. A patto di avere voglia di imparare.
Così chiude Mauro Calise, docente di Scienza politica all’Università di Napoli Federico II, la sua recensione su Il Mattino dell’ultimo libro di Fabio Metitieri, recentemente scomparso. Il quale non a caso era sempre il primo a documentarsi e studiare per bene un tema prima di parlarne, ad avere appunto una gran “voglia di imparare”. Come conferma d’altronde la nota di Gino Roncaglia appena aggiunta alla scheda del libro online.
E anche se fare di tutt’erbe un fascio non è mai positivo – ancor meno quando si parla di una blogosfera di portata globale che nonostante un certo rumore rimane assai variegata e pur ricca di contenuti validi – sicuramente una strigliata è più che necessaria nell’asfittica scena online italiana (che poi riflette in gran parte quella offline, ovvio). Coltivando, ad esempio, proprio quella voglia di rendere la cultura davvero e sempre più alla portata di tutti che rimane parallela alla voglia di imparare in senso lato.
Ambito questo in cui va senz’altro segnalata l’utile panoramica di Eleonora Pantò su quanto va muovendosi oggi nel mondo dell’open education e nella community dedita allo sviluppo delle Open Education Resources. Proponendo fra l’altro alcuni hub cruciali (”nodi della rete con moltissime connessioni”) e rilancia quei progetti innovativi in corso che rivelano spesso “impatto economico rilevante (in termini di risparmi) e grande valore etico.” Un testo, ricco di link e riferimenti alle fonti originali, assai utile anche perché è in italiano e di facile assorbimento: ottimo approccio per (provare a) superare il tipico gap che divide tuttora gli addetti ai lavori dalla moltitudine dei blogger in altre faccende affaccendati, che finiscono “col parlarsi addosso mentre continuano a coltivare l’illusione di una notorietà irraggiungibile”, come ribadiva la recensione di cui sopra parafrasando il pensiero di Fabio.
Internet è e va ben oltre strumenti limitati quali blog o cosiddetti social network, e sta a ciascuno di noi impegnarsi per non cadere negli inganni del Web odierno e valorizzare piuttosto i progetti migliori online. Onde mantenere vivo lo spirito autenticamente collettivo di una cultura digitale che sia patrimonio di, da e per la gente tutta.
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Completati i dettagli per l’incontro romano del 23 giugno su “Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive”. Obiettivo: gettare le basi per la creazione di una piattaforma-portale web condivisa onde incrementare visibilità, partecipazione, qualità dei citizen media anche in Italia.
Sarà una giornata di lavoro informale e dinamica, con ingresso gratuito e aperto a tutti. Il formato prevede presentazioni di massimo 15 minuti, seguite da altri 10-15 minuti di domande e risposte dirette, con dibattito generale in conclusione. Questo il programma – disponibile anche come volantino pdf. Appena aperto un evento su Facebook. È partito il tam-tam, insomma….
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9:30 Saluti e introduzione generale
10:00 Global Voices Italiano (Stefano Ignone)
10:30 Agoravox.it (Francesco Piccinini)
11:00 Fai Notizia (Diego Galli)
11:30 Yurait Social Blog (Antonio Rossano)
12:00 Giornalismo Partecipativo (Gennaro Carotenuto)
12:30-14:00 Pausa pranzo
14:00 Cafebabel (Tiziana Sforza)
14:30 YouReporter (Angelo Cimarosti)
15:00 Caffe’ News (Paolo Esposito)
15:30 LiberaReggio (Alessio Neri)
16:00 CrossingTv (Silvia Storelli)
16:30 The Populi (Daniele Vinci)
17:00 Dibattito finale
Moderatori: Bernardo Parrella, Eleonora Pantò
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Dettagli, pre-registrazione e altro: http://www.citizenmedia.it
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Tags: citmediait09





