From blogging to waving….
Il tempo scarseggia, l’overload persiste e (soprattutto) il blog personale non è mai stato il mio strumento preferito. Per questo l’assenza di post, nel caso qualcuno seguisse, che probabilmente continuerà in questo spazio, sorry. Ma ciò non vuol dire affatto che voglia smettere di produrre e partecipare, e le mie tracce sono sempre reperibili online. Anche perchè IMHO lo strumento-blog, come pure altri dediti al chiacchiericcio spicciolo, non credo abbia grande futuro nel fluire sempre più collaborativo del digitale. Che poi è lo spirito stesso con cui è nata Internet 40 anni fa – proprio oggi ne ricorre tale compleanno – e che sembra rinverdirsi piuttosto nei nuovi paradigmi avviati recentemente da Google Wave (ma non solo).
Anzi: per chi volesse testare insieme questo promettente tool – che, al contrario degli altri di cui sopra, non è affatto per tutti nè individualista, mirato com’è alla collaborazione in senso lato – fra le altre ho avviato questa ondina pubblica , dove oltre a discussioni ed esperimenti vari, penserei anche di raccogliere risorse utili per tutti. Ci vediamo tra le cyber-onde?
Filed under: attualità, journalism, media, online culture | Leave a Comment
Tags: Google Wave
Il mondo del giornalismo italiano ha avuto l’atteso e dovuto scatto d’orgoglio. Mescolati tra centinaia di migliaia di cittadini, finalmente i giornalisti sono scesi in piazza a difesa della libertà d’informazione, con l’annessa varietà di petizioni a zonzo per la Rete. Iniziativa legittima e sacrosanta di fronte alle concrete minacce di bavagli al libero fluire della comunicazione in senso lato.
C’è semmai da chiedersi se questa calata in campo del sindacato dei giornalisti (iscritti all’albo) non voglia piuttosto ribadire anacronistiche divisioni tra la libertà che spetterebbe alla Casta dei giornali (o comunque al quarto potere rappresentato dai mass media tradizionali) e non invece a anche a molti cittadini che in producono e partecipano, grazie agli strumenti digitali, di quel “fare informazione” che è patrimonio della società tutta. Nel senso che, se è vero come è vero quanto si legge nel comunicato della FNSI – “ogni ferita che il sistema dei media subisce determina un forte contraccolpo alla libertà di tutti” – non è forse lecito attendersi analoga manifestazione nazionale di piazza per dire NO al bavaglio previsto anche per l’informazione in Rete?
In altri termini, come confutare certi dubbi sul fatto che quando si tratti di Internet esistano due pesi e due misure? E che la difesa di una certa libertà d’informazione rimanga in fondo una lotta tra caste e poteri?
Filed under: attualità, online culture, società, we-media | Leave a Comment
“One of the roles of elder is the keeper of history and the revealer of the big picture.” Così Howard Rheingold in una recente intervista per il neonato progetto canadese OnlineSocialJustice.com, in replica alla domanda su come ci si senta a essere diventato uno degli “anziani dell’epoca di internet”, per aver illustrato al meglio gli scenari (presenti e futuri) della tecnologia moderna prima con Tools for Thought nel 1985 e poi con altri tomi cruciali sulle Virtual Community e le Smart Mobs. E per chi, come il sottoscritto, lo segue variamente fin dall’epoca di Whole Earth Review e poi ovviamente su The WELL, fine anni ‘80, tale sua funzione di ‘anziano e saggio’ acquista perfino maggior senso nel magma digitale odierno. Non a caso Howard è un utente tanto assiduo quanto accorto di Twitter e di altri tool analoghi, soprattutto per i suoi corsi di Social Media alle università di Stanford e Berkeley, oltre che per i vari progetti techno-cultural-sociali in cui è coinvolto.
Perchè il punto è che oggi, come e più di 20+ fa, anni occorre fare attenzione al contesto generale, praticare la media literacy e condividere le idee – se si vuole trarre giovamento dai new media e dare il proprio contributo a cambiare il mondo, un computer e una persona alla volta. Come chiarisce, ad esempio, questo suo lungo e ottimo articolo proprio sulla Twitter Literacy – dove alcuni punti appaiono scontati e altri perfino pedissequi, ma è proprio quest’attenzione ai dettagli e alle implicazioni nell’uso dello strumento che fanno la differenza. E ciò aiuta certamente a creare meno rumore, per favorire invece di riflessioni di ampio respiro e scambi proficui – a ‘fare cultura’ in senso generale.
Ovvero, insiste Howard, “if we are to make decisions based on our values, I am of the school of belief that values gained through introspection, dialogue, learning, and debate are more authentic than values believed at face value”. Valori e qualità che, insieme alla trasparenza del fare informazione, rappresentano uno degli obiettivi e delle pratiche che personalmente provo a seguire da sempre, e che vieppiù oggi tornano utilissimi a giovani, anziani e chiunque partecipi variamente del e al pianeta digitale… prelibato e necessario food for thought, insomma
Filed under: culture, media, online culture, social media, società, we-media | Leave a Comment
An international celebration of free software! Here is the main website and here a Google Map with teams & events scheduled around the world. And to learn how to run a new event, read this easy StartGuide. Have fun!
Filed under: attualità, online culture, social media, we-media | Leave a Comment
Se, paragonando il giornalismo con gli scacchi, il contenuto è re e la collaborazione regina, la trasparenza è la scacchiera stessa. E quindi va perseguita ad ogni livello della catena, soprattutto nell’era di Internet. Riflette così l’amico David Cohn, fra l’altro animatore dell’ottimo Spot.us, esperimento di giornalismo collaborativo basato nella Bay Area. Oppure come spiegava recentemente David Weinberger, “transparency is the new objectivity: it is now fulfilling some of objectivity’s old role in the ecology of knowledge”. In un caso e nell’altro, ciò conferma come nei mille rivoli che oggi danno forma alle varietà di giornalismi in giro, “more than our finished product must be revealed.” E quindi, insiste David, il “freelancing is outdated”:
Thirty years ago, I would probably snail mail my pitches to editors with a self-addressed envelope inside so editors could write me back. Today the Internet allows freelancers to email pitches. But that seems to be the ONLY evolution in the process. Our communication in the process of procuring work, writing stories and editing stories is faster, but fundamentally happens in one-to-one relationships. The public never sees this. Nor do they see the pain of waiting for responses, edits, or checks.
D’altronde non è una novità che la parte “sporca” per i cosidetti lavoratori della conoscenza (già, ci sporca anche a fare informazione e condividere conoscenza) non viene mai lontanamente rivelata o immaginata dal grande (o piccolo) pubblico, ormai abituato dai media mainstream a sorbirsi copertine luccicanti e titoloni spiccioli, foto spregiudicate e articoletti velinari. Analogo percorso viene per lo più proposto online, spesso come ulteriore modalità per chiudere spazi e impedire la partecipazione dal basso.
Certo, conclude David, ci sono dei validi contro-punti alla pratica della trasparenza assoluta – The process of journalism (editing, re-writing, etc.) is boring, It takes energy to be transparent – ma resta il fatto che non possiamo sfuggirvi, meno che mai nell’era di Internet e con la miriade di progetti collaborativi in ballo. Ergo, non resta che praticare e praticare. (Peccato che, ancora una volta, tutto ciò non riguardi nè interessi minimamente la scena italiana, old o new media che siano).
Filed under: culture, journalism, media, online culture, social media, we-media, web 2.0 | Leave a Comment
OneWebDay: your web, your day
OneWebDay 2009:
One Web. For All.
9/22/09
For the last three years, OneWebDay has attracted a global network of partner organizations and individual activists committed to broadening the public’s awareness of Internet and Web issues while deepening a culture of participation in building a Web that works for everyone. In 2008, OneWebDay organizers documented volunteer-driven events in 34 different cities across the world.
OneWebDay leaders seek to build an organization that looks, feels, and works like the Web – a diverse, decentralized engine of human creativity that delivers value by pushing power to the edges of its network of organizers and partners. OneWebDay will offer sustained support and development to its network and create an annual event that makes the power of the Web and the threats it faces tangible to a wide audience. We believe that through this effort, the OneWebDay network can become a strong global community of advocates for the future of the Web. We hope you will get involved.
Filed under: attualità, culture, journalism, social media, società, we-media, web 2.0 | Leave a Comment
Tags: OneWebDay
Adios Facebook?
From The New York Times: Things fall apart; the center cannot hold. Facebook, the online social grid, could not command loyalty forever. If you ask around, as I did, you’ll find quitters. One person shut down her account because she disliked how nosy it made her. Another thought the scene had turned desperate. A third feared stalkers. A fourth believed his privacy was compromised. A fifth disappeared without a word. … Many seem to have just lost their appetite for it: they just stopped wanting to look at other people’s photos and résumés and updates, or have their own subject to scrutiny. Some ex-users seemed shaken, even heartbroken, by their breakups with Facebook. “I primarily left Facebook because I was wasting so much time on it,” my friend Caroline Harting told me by e-mail. “I felt fairly detached from my Facebook buddies because I rarely directly contacted them.” Instead, she felt as if she stalked them, spending hours a day looking at their pages without actually saying hello. … Is Facebook doomed to someday become an online ghost town, run by zombie users who never update their pages and packs of marketers picking at the corpses of social circles they once hoped to exploit? Sad, if so. Though maybe fated, like the demise of a college clique.
Read full article.
Filed under: attualità, culture, media, online culture, social media, we-media | 4 Comments
Tags: Facebook
The [US] Government and the Web
From The New York Times: The Obama administration is considering new rules to make it easier for government Web sites to use “cookies” and other technology to track visitors. There are valid reasons for using such tools, but the government has to build in robust privacy protections. …
Officials say they recognize that people must be told that their use of Web sites is being tracked — and be given a chance to opt out. More is needed. The government should commit to displaying such notices prominently on all Web pages — and to making it easy for users to choose not to be tracked.
It must promise that tracking data will be used only for the purpose it was collected for: if someone orders a pamphlet on living with cancer, it should not end up in a general database. Information should be purged regularly and as quickly as possible. These rules must apply to third parties that operate on government sites.
The Obama administration is working to better harness the power of the Internet to deliver government services. That is good. But it needs to be mindful that people should be able to get help and be assured that their privacy is being vigilantly protected.
Filed under: attualità, politics, società, web 2.0 | Leave a Comment
Tags: Obama, US Government
Attenzione attenzione: il numero di agosto – ora in edicola (vedi copertina a lato) – della storica rivista Linus contiene due belle pagine interamente dedicate alla redazione italiana di Global Voices Online. Nella sua rubrica DuePuntoZero, Gabriele Lunati condensa al meglio una serie di interviste ai vari collaboratori/traduttori, offrendo un ottimo spaccato delle diverse tematiche e interessi che si coagulano intorno al progetto. Senza mancare di proporre una scelta dei post (italiani) più interessanti pubblicati negli ultimi mesi. Thanx much a Gabriele, e a Linus!
L’articolo non è (ancora) disponibile sul sito del mensile, ma ne abbiamo realizzato un veloce pdf – invitando ad acquistarlo in edicola e…. a far girare la voce!
Filed under: attualità, journalism, media, social media, we-media | Leave a Comment
Fra gli strumenti ad hoc per seguire al meglio il mix dell’informazione online creato oggi dai mainstream media e dalla varietà di produzioni autonome, arriva ora il promettente Media Cloud, progetto del Berkman Center for Internet & Society presso la Harvard University. Cosa sarebbe? Be’, spider e algoritmi che scandagliano la Rete creando poi automaticamente degli archivi in base alle impostazioni di ciascun utente, estrapolandoli da centinaia di testate e migliaia di siti e blog, consentendo così allo stesso utente di visualizzare e analizzare tali dati.
Basta fare una prova per conoscere, ad esempio, i 10 termini più usati in testate assai diverse tra loro quali NYT, Talking Points Memo e Pajama Media: al primo posto hanno tutte “United States”, mentre poi rispettivamente troviamo Obama e Washington, Iraq e Senate, America e Canada. Volendo, si possono poi creare mappe globali ragionate, fare altri tipi di ricerche incrociate e quant’altro – per ora sono coperti solo materiali in inglese ma di ogni parte del mondo.
Media Cloud è ancora in fase iniziale e non mancano certo idee e apporti degli utenti per il suo arricchimento, senza contare che il codice è interamente open source. Come spiega in un articolo apparso un paio di giorni fa sul New York Times Yochai Benkler, co-animatore del progetto, questo fa parte degli “strumenti di prossima generazione capaci di seguire quel dice effettivamente la gente, un miglior microscopio” della conversazione online. Qualcosa di simile a quanto già fanno memetracker.org (Cornell University) o il team tutto umano del Pew Research Center.
Ci sarà sempre più da divertirsi, insomma, e da imparare – pur senza cadere nell’illusione di voler portare ordine massimo nel Web. Piuttosto, la conferma di pratiche utile e necessarie per dare maggior senso a quella commistione a livello di produzione, fruizione e business (tenendo ovviamente ben divisi i fatti da chiacchiere e congetture) che resta caposaldo inevitabile dell’odierno fluire mediatico online.
Filed under: attualità, journalism, media, online culture, social media, we-media | Leave a Comment
Tags: Media Cloud






