I mille volti (e le sfide continue) del giornalismo partecipativo

14May10

Summit di Global Voices Online, 6-7 maggio 2010Un report del sottoscritto sul recente Summit di Global Voices Online, oggi su “lastampa.it”. Di seguito inizio e conclusione:

Radunare persone con provenienze e background diversi ma interessate a discutere la crescente influenza dei citizen media su società, politica, istruzione e altri ambiti al centro dell’attualità mondiale. Affermando al contempo quel multi-culturalismo che è l’asse centrale su cui ruota la comprensione e l’interconessione dei popoli sul pianeta. Queste le caratteristiche centrali che hanno puntellato il quinto Summit del network non-profit Global Voices Online, svoltosi a Santiago del Cile la settimana scorsa. Dove sono arrivati oltre 200 partecipanti, in rappresentanza di almeno 60 Paesi, sotto la sapiente regia di Claudio Ruiz di Derechos Digitales e Solana Larsen di Global Voices, alternandosi liberamente tra spagnolo e inglese, con infaticabili traduttori costantemente all’opera.

….

In breve: l’attività volontaria di tanti netizen va assolutamente preservata da partnership monetarie, potenzialmente distruttive? Come conciliarne l’ambivalente rapporto con i mainstream media, comunque interessati a nuove fonti d’informazione? E, forse soprattutto, come fare a sopravvivere e crescere, considerato che pochissimi dentro Global Voices percepiscono stipendi al livello del salario di sussistenza USA, il resto è volontariato puro? «Gran parte del compenso arriva sotto forma di in amore, non denaro. La gente lavora con Global Voices perchè è un’opportunità per dare rappresentanza alla propria comunità davanti al mondo, per portare alla luce le affascianti conversazioni che avvengono nelle blogosfere locali», scrive a posteriori Ethan Zuckerman a mo’ di risposta. Ma se dibattito in tal senso appare più aperto che mai, resta certamente cruciale continuare la sperimentanzione da più parti in atto, creando sinergie tra i cittadini-reporter e informazione tradizionale, aprendo canali condivisi per “dare voce a chi non ce l’ha”. L’unica è non smettere mai di impegnarsi in prima persona, da Santiago alla Mongolia, dall’Italia al resto del mondo.

Leggi l’articolo integrale su oggi su “lastampa.it”.



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