Five super-great years for GVO, and many more to come…

31Dec09

#GV5Si, la scadenza di fine anno merita un qualche ritorno al blog, soprattutto per riflettere brevemente sull’esperienza personale e collettiva con/per Global Voices Online e i primi suoi cinque anni di vita. Esperimento senz’altro stimolante e positivo, anche perché radicato al crocevia di quel “personale è politico” che ha variamente caratterizzato il mio impegno socio-umano-politico in questi diciamo ultimi tre decenni, visto che qualche annetto ce l’ho sul groppone…

E non è certo un caso che, dopo (e in contemporanea con) una varietà di esperienze on-off-line, poco più di un anno e mezzo fa sia approdato nella “nicchia” di GVO, partecipandone variamente e incontrando gente (anche molto) più giovane di me eppure accomunata dall’indomito spirito del cambiamento collettivo, dalla voglia di esplorazione comune verso nuovi stili di vita e di nuove modalità di comunicazione.

Modalità e stili di vita basati comunque sul fatto di lavorare somehow dietro le quinte, riportando e amplificando le voci altrui, dando cioè un significato nuovo alla capacità di saper “ascoltare” – come ribadito dal motto di GVO: “the world is talking, are you listegning?” E come conferma il co-fondatore Ethan Zuckerman scrivendo:

…a leader needs to listen, to discover where the community is going and figure out how to smooth the path ahead. It’s the opposite of what a management textbook might tell you to do, a form of leading by following.

Se è vero che nobody can’t tell you cos’ha in serbo il futuro per questo progetto-community, sicuramente la traccia seguita finora del leading by following rimarrà un pilastro portante. Che è poi una delle lezioni di fondo dei 40 anni di vita della stessa Internet, a sua volta cresciuta sulla pratica continua dello scambio e della condivisione orizzontale.

E mentre gli ispirati, commoventi, puntuali post in varie lingue condivisi da parecchi GVers sparsi nel mondo ne riassumono al meglio il cammino (e i successi) di questi cinque anni nell’ambito di quell’informazione partecipata che rimane imprescindibile per il giornalismo (e la cultura) di domani, personally I’d like to underline this aspect of the GV community that I think will hold very true for its many more years to come (thanks again, Ethan!):

Here’s hoping for an unpredictable, chaotic, participatory, passionate future built on the simple foundations of speaking and listening.



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