Il personal blog è morto: ora e sempre, collaboration!

30May09

Google WaveNon è un mistero come uno dei maggiori boomerang di Internet in quanto strumento di partecipazione e condivisione sociale riguardi le diffuse chiusure in compartimenti ristretti, il ritrovarsi a seguire solo ambiti e persone che la pensano come noi. Il “Daily Me”, lo definiva Cass Susten nel suo Republic.com del “lontano” 2001, spiegando come “Internet causes us to become more extremist and close-minded, rather than exposing us to a haphazardly unbiased array of unexpected viewpoints”. Posizioni solo apparentemente contro-intuitive, ma che anzi sono emerse variamente in questi anni, fino al recente avvertimento di Ethan Zuckermann sull’Internet poliglotta in cui ribadisce fra l’altro: “There’s a danger of linguistic isolation in today’s internet [which could act…] as an echo-chamber for like-minded voices, not as a powerful tool to encourage interaction and understanding across barriers of nation, language and culture.”

Sul tutto ci va la ciliegina della blogosfera che, soprattutto quella nostrana, rimane bloccata nei “divieti ideologici e nelle chiusure di casta”, citando nuovamente l’ultimo libro di Fabio Metitieri. Oltre all’ormai arcinoto e comprovato vizietto dell’autoreferenzalità che sempre più porta a molteplici “ego-chamber” avvitate su stesse. E d’altronde lo strumento-blog non è forse “personal” per antonomasia? E l’ideologia del Web 2.0 non mira proprio a creare universi individuali, finanche individualisti? Dove i sei gradi di separazione o i link facili rimandano in pratica al solito, ritretto circuito di persone e interessi. E chi ritiene che i feed RSS o la folksonomy siano così importanti nelle dinamiche partecipative online, beh meglio dia un’occhiata all’assordante rumore, alla distrazione continua e alla mancanza di accountability che ciò contribuisce a produrre.

(FWIW, dei feed faccio volentieri a meno, e neppure uso granché blog e altro in senso strettamente “personale”).

A meno che ovviamente non si lavori o comunichi tramite blog-piattaforme-progetti collettivi, ma sul serio, non consolandosi con l’altro pseudo zuccherino dei cosidetti “social network” alla Facebook. E tenendo a mente che identificare Internet con i suddetti ambiti, o anche con il Web in quanto tale, è decisamente riduttivo. Rammentandone piuttosto lo spirito e la pratica autenticamente comunitari che ne rimangono caratteristiche-base. Ecco perché ritengo assai promettente la fresca anteprima di Google Wave, “a new tool for communication and collaboration on the web”, che si pone come strumento di primo piano e ampio utilizzo per ogni tipo di progetti condivisi, in tempo reale e traduzioni incluse – raccogliendo in un’unica pagina web interattiva blog, tweets, traduzioni, IM, chat, feeds, email e quant’altro. di cui c’è sempre più bisogno oggi. La presentazione video è alquanto impressive, non ultimo perché il pacchetto è open protocol e chiunque potrà estenderne liberamente le API. Forse l’attesa killer application della Rete partecipativa di domani? Non credo esiste né esisterà mai una sola di tali applicazioni, e inutile pompare le solite esagerazioni del marketing.

Senza dimenticare le manovre spesso monopolistiche e intrusive della grande G, questa bella ondata ha insomma tutta l’aria di poterci aiutare a superare un certo stallo odierno – “Daily Me”, autoreferenzialità e rumore inclusi. E le prime recensioni paiono senz’altro positive, in particolare per la capacità dei singoli di procedere con integrazioni ed estensioni varie. Speriamo bene…



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