Libertà è partecipazione – e viceversa

03Apr09

Scorrendo le prime cronache dirette su LS-DI riguardo il Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia, ho notato con piacere questa importante citazione da Giorgio Gaber, “Libertà è partecipazione”. A rilanciarla è stata Antonella Beccaria, con cui non a caso da tempo condivido idee e progetti, nel corso del panel (sembra alquanto affollato, per fortuna) “Internet è partecipazione”. Non solo, aggiunge Giuseppe Tempestini presente in sala: «…l’importanza di un passaggio da una “Read Culture” ad una “Read and Write culture”, punto di partenza implicito per le dinamiche partecipative.» Forse che certi ambienti digitali nostrani vadano finalmente assumendo connotati meno statice e più fattivi? Speriamo, pur se tra il dire e il fare…. Anche perchè mi colpisce questa battuta, sempre relativa al panel di cui sopra: «Si inizia con un paio di domande di rito. “Quanti in sala hanno un proprio blog, un account Twitter ecc. ?” Levata di mani generale. “E quanti in questo momento stanno coprendo l’evento in live blogging o Twittering?” Praticamente nessuno.» Ahem. E pensare che invece altrove, anche solo in Francia o Spagna, per non parlare ovviamente degli Usa, alla seconda domanda si alzano (non ‘si alzerebbero’, ma ‘si alzano’) quasi altrettante mani della prima. Una pratica, dalle mani alzate nei convegni alla partecipazione continua dentro e fuori la Rete, che ho visto dipanarsi sotto i miei occhi – e da cui ho succhiato possenti poppate fin dalla mia cyber-infanzia – già nei primi eventi pubblici su Internet e dintorni nella Bay Area più di 15 anni fa. Oltre, ad esempio, all’istitutuzione di appositi “community editor” per i progetti giornalistici e la serietà di sporcarsi collettivamente le mani al di là di background ed età diversissime. Come ha segnalato John Byrne (BusinessWeek), sottolineando, con tipico taglio anglosassone, la necessità di fatti e metodi concreti – a cui però, ancora nello stesso panel, si è spesso contrapposta la solita ‘fuffa nostrana’ di concetti evanescenti quali pubblico, lettori, semiotica. Vabbe’. Meno male che partecipazione è libertà – e viceversa. Per cui io continuo a macinare e tirarmi su le maniche. E per fortuna non sono così solo: «La rete e il dialogo si fanno sui racconti, sui fatti, sulla e con la gente», insiste Antonella. C’è mica qualcun altro che voglia unirsi?



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