Quale manipolazione dell’informazione?

11Feb09

Tra le varie ricadute della drammatica vicenda di Eluana Englaro, va segnalato quanto avvenuto con un sondaggio del Corriere.it sul decreto legge proposto dal governo venerdi sera: dopo andamenti in linea con analoghi poll, nella nottata si sono avuti voti e incrementi del tutto inconsueti: “A quel punto, sospettando che i valori non rispecchiassero più un andamento spontaneo, abbiamo tolto il sondaggio dalla home”, spiega giustamente Marco Pratellesi. Cos’era successo? Semplice: grazie a qualche programmino, qualcuno continuava a pulire la cache del browser e votare decine di volte al secondo. Tutt’altro che trascendentale, per quanto sconsiderato. Un po’ come spam o identity theft, o lo scippo veloce per strada. Comportamenti disdicevoli, ma con cui ci tocca fare i conti ogni giorno. Pur se ovviamente alcuni aggiustamenti tecnici, nello specifico, possono garantire maggior sicurezza.

Peccato che alcuni dei numerosi commenti a tali spiegazioni di Pratellesi, lanciandosi in accuse a destra e a manca, non sembrino (voler) cogliere questi aspetti tipici del mondo online. Come altrettanto tipici, e anzi ancor più pilastri della Rete, sono il ricorso a quella trasparenza e attenzione collettiva che consentono di cogliere al volo certi abusi, porvi rimedio e trasferire altrove la discussione o trovare altre soluzioni.

Nel senso che mi pare eccessivo parlare qui di “vera e propria manipolazione dell’informazione”, come suggerisce David Osimo. Spetta cioè a giornalisti e utenti tutti ribadire la validità puramente nominale dei sondaggi nonchè vigilare su potenziali impicci o abusi – onde prevenire potenziali equivoci o manipolazioni, appunto. Il punto semmai è che in Italia scarseggia la “Net literacy”, si perde poco tempo a seguire i dettagli (non solo online), media e politici fanno presto a strombazzare certi numeri – insomma, la cronica scarsità di cultura socio-politica vieppiù nel digitale.

Personalmente mi preoccupa assai di più quanto segnala in conclusione del suo post Eleonora Pantò rilanciando la medesima questione: “Allora forse possiamo ancora continuare a discutere se sono le tecnologie digitali o il mercato che stanno cambiando il modo di fare giornalismo, ma forse varrebbe la pena di capire come fare a difendere l’informazione.” E innazitutto, cosa vuol dire fare giornalismo nell’era di Internet? Perché riferirsi sempre e comunque all’evoluzione dei Big Media? È quanto paiono suggerire certi sproloqui sull’evoluzione delle grandi testate americane e di un mercato che, chissà chi lo sa, potrà risolvere la crisi dei mega-quotidiani tramite belle trovate online, dai micro-pagamenti a nuovi tipi di inserzioni-flash.

Ma scusate, perchè non sottolineare quel fare giornalismo partendo piuttosto da situazioni bottom-up, dal bisogno individuale e collettivo, senza filtri e con modalità proprie, di produrre informazione anziché subirla dalle solite testate, pur se con il contentino di commenti e instant polls? E com’è possibile difendere l’informazione se non impegnandoci in prima persona? Sia tenendo gli occhi aperti nel caso dei ‘commenti robotizzati’ del Corriere.it sia ancor più riattualizzando la figura del cittadino-reporter, dando senso alla contro-informazione dal locale al globale, e viceversa. Pur se, di nuovo, simili modalità restano un po’ aliene al grande pubblico e spesso perfino agli addetti ai lavori del Bel Paese.

Questa è in realtà la manipolazione che mi preoccupa: prelati e premier, esperti e giornalisti doc, tutti uniti nell’imporci una visione top-down per cui il futuro di beni comuni o scelte individuali debba passare dal loro modo di imporre il dibattito, dal contesto da loro prefigurato sulle libertà dei singoli o sul percorso dell’informazione. Sono i paletti imposti da questi ‘vertici’ a svuotare di senso il confronto e ogni successiva diramazione. La presunta manipolazione di quei sondaggi del Corriere.it è ben poca cosa, se teniamo tutti gli occhi aperti, mentre positivi sono la trasparenza e gli accorgimenti da ciò derivanti. Al pari della scelta del testamento biologico, meglio non farsi intrappolare e controbattere anzi a questi tentativi manipolatori di quanti vorrebbero imporci i termini del dibattito con paradigmi anacronistici e surreali – perseguendo piuttosto partecipazione, condivisione e trasparenza, online come offline.



4 Responses to “Quale manipolazione dell’informazione?”

  1. 1 g.g.

    Come ti dicevo già altrove, personalmente trovo ingenuo pensare che informazione e informazione dal basso siano intrcambiabili. La seconda è un lussuoso complemento della prima, ma non potrà mai sostiturla. Per una ragione semplice: per coprire l’informazione mondiale serve un sistema organizzato e costoso, quindi servono i news media. L’informazione dal basso, invece, lavora bene come watchdog, come approfondimento, come prospettiva degli insider e degli esperti.
    Magari sbaglio.

  2. non solo e’ ingenuo, ma anche sciocco e irreale solo fantasticare su una simile inercambiabilita’ – e’ vero pero’ che le due cose sono sempre piu’ complementari e vicendevoli, che viaggiano in parallelo, ognuna con le sue peculiarita’

    ma non ci vedo nulla di “lussuoso” nell’informazione dal basso, e neppure va limitata o si limita alla funzione di watchdog, tutt’altro: basti vedere lo spazio e le valenze che assume nel “sud del mondo” in particolare (ancora l’esempio di global voices) e la partecipazione che continua a sollevare anche nel “nord del mondo”, pur se assai meno in italia per ataviche ragioni

    IMHO, il senso e il futuro e’ il “glocale” , il flusso continuo tra locale e globale, tra basso e alto, tra citizen reporters e grandi testae, una commistione sempre meno differenziata e in divenire continuo

    e ancora, il mio punto e’ che quando facciamo i grandi voli pindarici sull’evoluzione dell’informazione quasi sempre dimentichiamo di parlare di quella dal basso, la releghiamo in un angolino dell’analisi, quando va bene, e quando va male appunto la si liquida con due battute e via

    perche’ non approfondire questi aspetti invece? perche’ non dire che sara’ il NYT a dover correre sempre piu’ dietro al CJ? o spiegare che in africa o in asia la gente segue solo certi giri locali e social media per informarsi e discutere? di nuovo: perche’ non ci sporchiamo le mani con queste cose in italia? perche’ non facciamo convegni, stiliamo analisi, scriviamo libri, coinvolgiamo la gente, avviamo progetti dedicati all’informazione dal basso?

  3. 3 osimod

    Grazie per il commento, vorrei puntualizzare che io non parlo di manipolazione dell’informazione ma di manipolazione del sondaggio. Credo che il Corriere si sia comportato molto correttamente. E sono totalmente d’accordo, come da ultima riga del mio post, che la cultura critica dei cittadini sia il problema.
    cari saluti
    david

  4. Purtroppo mi e’ toccato fare quattro esami di statistica per laurearmi, e quindi tutti i sondaggi online mi fanno semplicemente sorridere perche’ il campione non e’ ne’ casuale ne’ tantomeno rappresentativo, ma semplicemente autoselezionato senza nessun particolare criterio, e lo stesso discorso vale per gli “pseudosondaggi” televisivi, tipo quelli fatti nelle varie trasmissioni mediaset.

    Dire che e’ stato manipolato qualcosa che non ha nessun valore statistico e’ come dire che e’ stata manipolata della disinformazione: acque nate torbide intorbidite ulteriormente da chi ci ha rimestato dentro.

    Sottoscrivo quindi quello che dice Bernardo: forse dovremmo interessarci di meno ai sondaggi e alle opinioni di massa sintetizzate dai mezzi di trasmissione di massa e dai siti dei grandi quotidiani, per percorrere una strada che fa emergere dal basso opinioni meno massificate, al limite anche singole, ma piu’ intelligenti e significative.


Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s


%d bloggers like this: