Socialità della rete e quotidiano vissuto

11Dec08

social webEcco qualche interessante rilancio da alcuni siti e blog nostrani su questi temi sempre d’attualità. Intanto una puntuale riflessione di Joi Ito, da un’intervista curata da Nicola Bruno e apparsa su il manifesto di qualche giorno fa. “Global Voices è un progetto su cui ho scommesso da subito. Grazie alle collaborazioni avviate con grandi testate (Reuters, New York Times, etc), è riuscito a dare visibilità a Paesi dell’Africa e del Medio Oriente spesso oscurati in Occidente. Soprattutto in caso di eventi straordinari e catastrofi, il contributo del giornalismo dal basso diventa sempre più centrale. Non solo per la tempestività, ma anche perché riesce ad essere più neutrale rispetto ai media mainstream (che spesso possono essere manipolati per i fini più diversi). Tra le criticità, c’è però il limite del “fact-checking”, della verifica dei fatti e delle fonti che in settori come la politica e l’economia può essere problematico”. Ambito, quello del citizen journalism e di Global Voices, in cui svetta il ricorso a Twitter, tool al centro di uno studio curato dai laboratori di ricerca HP: “Social networks that matter: Twitter under the microscope”. Da cui si ricava, spiega Alessandra Carboni su VisionPost, che “nella realtà ogni utente interagisce veramente solo con pochi soggetti… gli utenti che pubblicano più messaggi sono quelli con la rete di amici veri più estesa”. Conclusione tutt’altro che nuova per chi bazzica davvero online, come ribadiva la recente indagine californiana Digital Youth Project. Si punta cioè a un uso della Rete finalizzato a intensificare rapporti quotidiani con persone che già si conoscono. Ovvero: “Il tempo del feticismo della rete è passato”, chiarisce il sociologo danese Adam Arvidsson, intervistato da Alessandro Delfanti ancora su VisionPost (e rilanciato su il manifesto), aggiungendo: “I media che troviamo sul web non sono altro che i media che sono entrati nella pratica quotidiana della nostra generazione, quindi usare Facebook non è poi diverso da usare il telefono”. Peccato che di queste fitte ragnatele sociali si parli (ancora?) poco e male sulle maggiori testate, e quindi restino spesso astruse per il grande pubblico italiano, ma a forza d’insistere forse si riuscirà a far breccia…no?



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