Obama vuole un tecno-manager nello staff: la Rete propone e rilancia

17Nov08

Obama CTONella prima, estesa intervista dopo l’elezione, ieri sera sul noto programma TV 60 Minutes (CBS), ha esordito confermando la chiusura di Guantanamo e l’inammissiblità della tortura, tramite appositi decreti presidenziali da emanare non appena in carica. Non male. E se il resto delle chiacchiere, con la moglie Michelle, sono state dedicate a faccende ben più frivole (le stanze e il personale della Casa Bianca, la suocera e le bambine, il noto cucciolo rimandato a primavera), notizia ben importante invece è la ricerca in corso un Chief Technology Officer (CTO) – manager di primo livello che si occupa dello sviluppo di progetti tecnologici – posizione per la prima volta inclusa nello staff presidenziale. Soprattutto come segnale in sintonia con la visione e il cambiamento incarnato dalla nuova amministrazione.

Dopo il prevedibile rifiuto di Eric Schmidt, boss di Google, non mancano le illazioni sui papabili, inclusi alcuni affascinanti ma del tutto fantasiosi: Steve Jobs! Bill Gates! Lawrence Lessig! È infatti (e purtroppo) sui nomi che si concentra l’attenzione delle grandi testate, quando invece ben più importante è il “cosa” anzichè il “chi”, ovvero quali poteri decisionali avrà il CTO? Quali le sue priorità e la portata d’intervento? Ecco allora che la Rete dimostra il proprio ruolo virale e cruciale nel sostenere il cambiamento, stavolta grazie soprattutto obamacto.org, sito messo in piedi in quattro e quattr’otto da Front Seat, “a small Seattle software company that creates Web sites for civic causes”. In pratica si tratta di un semplice ma efficace “feedback forum” dove ciascuno può inserire il proprio suggerimento, che poi viene votato (e discusso) man mano dagli altri utenti. Al momento [5:45 pm EST] in testa alla classifica troviamo “Ensure the Internet is widely accessible & network neutral” (10469 voti), seguito da “ensure our privacy and repeal the patriot act” (8134 voti) e “Repeal the Digital Milennium Copyright Act (DMCA)” (6736 voti), ciascuno con breve descrizione del compito suggerito e una ventina di commenti a testa. Tra le proposte più in basso come indice di gradimento ma comunque da non scartare: “flood inner city schools with OLPC machines” (244), “Embrace stem cell research” (140), “invest in electric and hydrogen powered vehicles, saving GM” (33). Pur con un pizzico di inevitabile e sana ironia – “unleash Godzilla on an unsuspecting public” (38), “Break up Microsoft into MANY small Companies” (15) – l’iniziativa va incoraggiando idee serie e interessanti. E c’è spazio per tutti!

Analogamente, nei giorni scorsi le proposte dei cyber-attivisti sono starte condensate dalla sempre vigile Electronic Frontier Foundation in una apposita Innovation agenda for the new administration, rilanciata a puntino da Tommaso Ederoclite su techblogs.it. Questi i punti salienti: riforme di norme essenziali per libertà e privacy online (Electronic Communications Privacy Act, State Secrets Privilege); “trovare il giusto equilibrio tra i diritti dei creatori, i titolari del diritto d’autore e il pubblico” ripristando al meglio il “fair use”; massima trasparenza sulla spesa pubblica e sulla classificazione delle informazioni, ridando altresì forza al Freedom of Information Act le cui richieste finora vengono approvate con una media di poco superiore al 50%.

Al di là di quanto andrà concretizzandosi sul tutto, il punto è tenere vivo lo spirito aggregativo e gli spunti propositivi per il neo-eletto Obama – applicando al meglio l’intelligenza collettiva della Rete e il comune buon senso. Speriamo bene.



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