Quelli che… provano a rubarci tempo e attenzione con la scusa di Internet

15Nov08

Attention!Nicolas Carr, affermato autore statunitense (da Encyclopaedia Britannica a Harvard Business Review), continua la sua crociata contro i danni del digitale. Dopo averci resi tutti stupidi con il saggio Google ci rende stupidi?, stavolta propone un altro lungo intervento che rivelerebbe il suicidio annunciato della blogosfera: “Who killed the blogosphere? No one did. Its death was natural, and foretold.” Parabola analoga a quella della stampa e della radio – dalle speranze pioneristiche all’omologazione culturale – fa notare Mr. Carr, citando altresì fonti/dati autorevoli a suo favore quali The Economist e Technorati. Mentre i commenti al post raccolgono un numero più o meno equo di opinioni favorevoli e discordanti su tale tesi, non mancano rilanci come quelli del francese Novovision, per cui l’idea che i blog “potessero costituire una alternativa si rivela illusoria e ingenua.” Sulla stessa onda, Paul Boutin su Wired Magazine spiega che i blog sono obsoleti, assorbiti dal giornalismo vecchio stampo da una parte e dall’altra parte ormai spazzati via da Twitter, Flickr, Facebook. Come dire che tutto ha un inizio e una fine, nulla dura per sempre, quale sarà la prossima killer application online? E allora?

Ovvero: quanto conta tutto ciò nel quotidiano di tanta gente comune che per comunicare usa un misto continuo di telefono, silenzi, blog, chiacchiere, Facebook e via di seguito? Poco o nulla. Please, gente, non dimentichiamo il contesto del mondo reale: appena un sesto della popolazione mondiale ha accesso alle tecnologie digitali. Non esiste solo Silicon Valley o the Big Apple, e neppure the Western World. Ai molti usano i blog nel cosiddetto terzo e quarto mondo, in modalità di fortuna e sfuggendo alla censura, quanto gliene può fregare di simili “analisi”? Come la mettiamo con la moltitudine di persone “che non hanno voce” da qualche parte del globo e a cui cercano, appunto, di dar voce quei progetti non-profit proprio basati sullo strumento-blog – a partire dal circuito di Global Voices Online.

Nonostante il magma continuo della Rete, o forse proprio per questo, rubare attenzione al prossimo rimane tuttora lo sport più praticato dalla cyber-elite nei Paesi più o meno ricchi (del G8?). Dove neppure accennano a diminuire montagne di ego, autoreferenzialità e parlarsi addosso continuo. Sarò scemo io, anzi lo sono di sicuro – ma ritengo del tutto inutile prestare orecchio a simili uscite, meno che mai sprecare un articolo a stampa per rispondere, al massimo una notiziola online a mo’ di osservatorio. Chiedo quindi scusa ai due gatti che leggono qui: mi premeva solo sottolineare l’ennesimo tentato furto di tempo e attenzione ai danni del nostro quotidiano reale, con la scusa che Internet viene sbattuta comunque in prima pagina. Meno male che abbiamo meglio da fare, giusto?😉



One Response to “Quelli che… provano a rubarci tempo e attenzione con la scusa di Internet”

  1. Pare che “Attenzione” sara’ la parolina magica del 2009.
    1)
    Su Internazionale di questa settimana abbiamo la solita traduzione dal blog di kevin kelly, kk.org- http://www.kk.org/thetechnium/archives/2008/09/where_attention.php
    2)
    Sempre internazionale pagina 12. campagna INAIL su prevenzione infortuni: ATTENZIONE Quella parola che che inzia con A e finisce per salvarti la vita

    3)
    in giro per la citta'(torino) ho visto un’altra campagna che dice “marco, ipovedente, 34 anni, per il suo compleanno, avrebbe voluto Attenzione”, “giovanni, non udente, xx anni, per il suo compleanno…ecc”

    del resto .. “care”… si puo’ tradurre con “attenzione”, che dici?

    ciaooo


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