Bel flop per i voli low-cost in Usa, e per i fan del “tutto gratis” – UPDATED

05Apr08

In USA tre compagnie aeree low-cost hanno chiuso i battenti nel giro di una settimana. Skybus Airlines, l’ultima della serie, ieri ha rispettato tutti i voli in programma, ma da oggi a chi aveva prenotato non rimane che farsi rimborsare. Motivo? «The low-cost carrier couldn’t overcome “the combination of rising jet fuel costs and a slowing economic environment,” the company said Friday.» Analogamente, nei giorni scorsi ATA Airlines e Aloha Airlines avevano avviato l’improvvisa procedura per bancarotta, mandando a casa alcune migliaia di impiegati e lasciando a terra parecchie migliaia di turisti (rispettivamente 2.200 e 9.600 solo per voli ATA) all’Honolulu International Airport, trattandosi di compagnie low-cost da e per le Hawaii. Anziché i 49 dollari previsti, i passeggeri hanno così dovuto sborsare 3-400 dollari a cranio per tornare a casa, usando i voli dei grandi carriers, unici a trarre ampio vantaggio dalla situazione. «There’ll be less seats offered at really deep discounts. … experts doubt fares that have fallen as low as $49 or less one-way are sustainable over the long term.» Ma come, non erano i voli low-cost fiore all’occhiello della teoria del “tutto gratis”? Un classico esempio del successo delle nuove economie neo-liberiste veicolate dal digitale, spiega Chris Anderson, perché “in un mercato competitivo i prezzi scendono fino al costo di produzione”. Già, portando però alla bancarotta nel mondo reale. Pur senza voler fare di tutt’erbe un fascio, mi sembra la notizia sia un colpo tra capo e collo a simili teorie. Sbaglierò, ma non sia mai ciò dovesse ripetersi alla grande tra le cyber-aziende, dove in piccolo vige tuttora il tipico pesce-grosso-mangia-pesce-piccolo, vedi il recente affare AOL-Bebo. Ovvero che ci si avvii verso quanto descrivevo su Chips&Salsa: «Il rischio è che, anziché un effetto coda lunga, dovremo fare i conti con un effetto boomerang. E che le promesse di un allettante “tutto gratis” risultino invece ancor più disgreganti per il futuro e l’economia digitale.»
UPDATE: Grazie alla segnalazione dell’amico Ubik, non sono certo il solo a pensare che il modello “free” di Chris Anderson quadra ben poco, anzi secondo l’autorevole ZDNet doesn’t pay the bills



2 Responses to “Bel flop per i voli low-cost in Usa, e per i fan del “tutto gratis” – UPDATED”

  1. Qualcuno del tuo lato dell’oceano che la pensa nello stesso modo e lo sintetizza efficacemente.

  2. ben vengano le puntuali critiche, grazie ubik – mi sa che in un futuro non troppo lontano tutto cio’ finira’ nel cestino del wishful thinking o dei flop annunciati; direi che già la “coda lunga” stia mostrando il fiato corto…


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