Dall’incurabile ‘blogorrea’ al ‘recycled bullshit’ della blogosfera…

31Mar08

Nothing to sayNon è un mistero come spesso e volentieri il blogging divenga null’altro che autoreferenzialità continua e vuoto a perdere mentale – ampliando così tipiche dinamiche dei mainstream media, purtroppo. Certo, la “blogorrea” è malattia congenita (e incurabile) della democratizzazione veicolata dal web 2.0, sperando pur sempre che l’overflow di contributi inutili finisca davvero sul fondo della piscina, come merita – suggerisce Dan Farber su Cnet. Intanto però abbondano le (auto)critiche nella blogosfera Usa, come rivela fra gli altri il post di Ed Bott, giornalista di ZDNet, il quale parla di “intellectual deadness of the blogosphere” e definisce il noto Techmeme come “The Short Attention Span Theater of the blogosphere” (aiutato in questo dagli altri aggregatori, ovvio). Incalza un nome affermato, Dave Winer: “What we used to call blogging is now just bullshit about recycled bullshit about recycled bullshit and on and on. Who bit who in the ass, never mind anything new or hard to comprehend, cause that’s not what we do.” Ovviamente in entrambi i casi c’è la lunga coda dei commenti, sempre da scremare al meglio, appunto. Né mancano le repliche articolate, come quella di Mark Evans, technology journalist canadese, il quale dettaglia i motivi principali per cui è difficile per la gran parte dei blogger esprimere qualcosa di orginale, in prims perchè, chissà com’è, sono tutti presi dal multitasking dell’ultima moda e vanno sempre di corsa. Ovvero: “Many bloggers are time-strapped what with blogging and being on other social/content vehicles such as Twitter, Facebook, FriendFeed, RSS readers, etc. If you’re doing all that, when do you have time to think Big Thoughts?” Riflessione analoga a una delle critiche più puntuali all’attuale scenario del Web 2.0: ridondanza ed esagerazioni portano all’inevitabile fragmentazione e, peggio, al nulla assoluto di cui molti blogger continuano a farsi belli. Stimolando la perdita di tempo generale e offrendo valanghe di rumore di fondo per tutti. Qualcosa da tempo assai tipico e generalizzato nella scena italica – battuta scontata ma verissima, purtroppo. Un po’ di sana autocritica non guasta mai, anzi. E se anche il sottoscritto capita di segnalare rapidi link e citazioni altrui, è vero che qui il traffico è minimo e l’impegno personale comunque notevole, e che ciò è una fetta minima della mia attività giornalistico-culturale (oltre che del mio quotidiano). Peccato che invece troppi, troppissimi continuino ad identificarsi e pontificare in veste di “bloggher”, con tanto di pseudo-classifiche e annesse polemiche e amino le citazioni su certi media mainstream nostrani che non hanno di meglio da fare se non puntare il dito accusatore su una “youtubizzazione dell’esistenza” che sono stati i primi a creare con ondate continue di malainformazione, gossip, titoloni spiccioli. Tocca proprio a costoro dare l’esempio con uno tsunami di sincera autocritica. E per tutti noi, vale certamente la proposta auto-sarcastica di Dave Winer: “But it’s time to decentralize again. Head for the hills. If I could only remember where they are!”



5 Responses to “Dall’incurabile ‘blogorrea’ al ‘recycled bullshit’ della blogosfera…”

  1. Non so se tu avevi avuto modo di vederla stando negli US ma a me la blogopalla italica fa venire in mente la pubblicità che faceva la Ferilli per la Wind dove diceva “A noi ce piace tanto de chiacchiera'”.
    Ma la cosa che a me lascia più di stucco è la completa mancanza di autocritica e di senso del ridicolo: migliaia di pseudo iniziative decantate in maniera corale e seriosa e sui quali vengono sprecati post su post per raccontare le magnifiche sorti e progressive e che a ben vedere sono delle emerite cazzate che si rivelano come tali dopo qualche giorno.
    E nessuno, nessuno che riprenda la cosa per dire “beh, forse avevamo esagerato nell’entusiasmo. Magari la prossima volta dovremmo andarci un po’ più cauti”.
    Semplicemente aggiornano il blogroll e passano all’hype successivo.

  2. Tante conversazioni non portano a nulla.

    Nella coda lunga si muovono poi alcuni discorsi che magari riescono a raggiungere seppur timidamente qualche obiettivo.

    Pensiamo ai movimenti politici che nascono dal basso e che si diffondono aumentando il consenso verso il candidato.
    Probabilmente nessuno lo conosce, ne ha letto il programma, ma voterebbe per lui a scatola socchiusa.

    I blog stanno cambiando alcune cose e la politica è una di queste.

    Il 9 Maggio ne parleremo insieme a Pesaro.


  1. 1 LSDI : La blogosfera è morta intellettualmente?
  2. 2 Blogosfera: lo stato dell’arte at Giovanni Calia
  3. 3 La blogosfera è morta intellettualmente? « яe@l..qu’y a-т-il ∂e plus vяai(¿!)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s


%d bloggers like this: