(bad) politics & (weak) economy in Usa

06Feb08

Come previsto, lo strombazzato supertuesday elettorale ha prodotto ben poche certezze. Lo scarto tra i vari candidati è più o meno lo stesso, e i due schieramenti continuano a trottare verso le convention estive. Dove (è bene ricordarlo) saranno i delegati a decidere, e non è escluso questi avanzino proposte diverse dal voto popolare. Piuttosto, ieri due eventi più importanti a livello politico Usa, cui coda lunga finirà per superare gli effetti delle primarie (secondo me), pur se snobbati dai grandi media. È arrivato in libreria The Commission: The Uncensored History of the 9/11 Investigation, inchiesta in cui Philip Shenon, giornalista del New York Times, mette a nudo gli stretti legami di Philip Zelikow, responsabile di tale Commissione federale, con l’amministrazione Bush. Da cui scaturiscono non solo le manovre più o meno sottobanco per insabbiarne o rallentarne i lavori, come già per la sua attivazione. Ma anche (e soprattutto) le mancanze delle autorità nel far fronte alla minaccia terrorista, nonostante il lungo elenco di raccomandazioni proposto fin dal 2002 da Sandy Berger, quando il Presidente Clinton l’incaricò di studiare i documenti più segreti sulla sicurezza del Paese proprio allo scopo di attivare le necessarie misure preventive. Il tutto è stato ribadito dallo stesso Philip Shenon in un’intervista radio-tv con Amy Goodman su Democracy Now, da non perdere. L’altra news, decisamente più mainstream, è che la recessione esiste eccome, per quanto la si voglia nascondere al grande pubblico. Lo ribadisce l’ennesimo rapporto, rilanciato dai maggiori economisti che lo prendono come “un segnale che i problemi non sono più confinati soltanto al mercato immobilare e produttivo”. I più prudenti vedono comunque un “75% di possibilità che la recessione sia iniziata a gennaio”, anche se ovviamente pochi s’azzardano a chiamare le cose col proprio nome. Chissà mai se i candidati arriveranno ad affrontare seriamente questi due temi (war on terror & economy) bollenti, iper-connessi, con ampie filiazioni – e soprattutto, se gli elettori, the American people, vorranno davvero esserne coscienti e agire di conseguenza.



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