Radiohead: gift economy, fairness, great business model

14Oct07

RadioheadInteressanti anziché no le ricadute seguite all’iniziativa della band inglese Radiohead (ogni utente può scaricare il nuovo album ‘In Rainbows’ al prezzo che ritiene più opportuno). Una rapida ricerca rivela come sia le maggiori testate e sia i blog la giudicano un successo un po’ per tutti, parlando di ‘middle ground’ e terza via d’uscita all’annosa diatriba tra abbozzare gli esorbitanti prezzi dei negozi o ricorrere alla darknet illegale. Come suggerisce oggi un editoriale del New York Times: «far pagare ai fan quel che vogliono e offrire loro una quantità di ragioni emotive e personali per sborsare quanto più possono». Un poll di Read&Write sul prezzo che paghereste per simili casi, dà al primo posto la fascia 5-9 dollari (anch’io ho votato così): cifra ragionevole, visto che mancano i supporti fisici e i soldi vanno direttamente in tasca agli artisti, tolte le spese. E se è vero che circa un terzo del 1.3 milioni di download effettuati in questi pochi giorni sono stati a costo zero, ma in genere si è invece optato per 15-20 dollari e anche più – mediamente sugli 8 dollari. Con il risultato che Radiohead intascherà assai più dei 2,50 dollari per copia ricevute (dopo i balzelli delle major) dalle vendite del normale circuito disografico. Mentre tutto ciò appare normale a quanti tra noi da tempo coltivano la filosofia e la pratica della gift economy nelle sue varie incarnazioni, interessante seguire le riflessioni del NYT, fra gli altri, sul perché si dà la mancia a tassisti che non vedremo mai più o a camerieri improvvisati, e si decida di pagare fino a 145 dollari per un libro offerto online (in un esperimento analogo a questo musicale). Senza contare che le prossime release a valore aggiunto della band ne faranno lievitare ulteriormente il reddito e aumentare la popolarità commerciale. Ergo, il tutto è «potenzialmente confortante anche per il recording business. L’industria è alle strette nel trovare un business plan capace di funzionare in un mercato online dove – nonostante i miliardi investiti in misure antipirateria – i fan possono avere la musica preferita gratis se così vogliono». Duh? Forse che non lo andiamo dicendo da tempo? Sorprende che ci si sorprenda del fatto che alla fine della storia prevalgano ragionevolezza e condivisione, con ampia soddisfazione generale. Intanto il virus si diffonde.



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