Sempre più libera e gratis la musica registrata…

04Oct07

Questa almeno l’opinione di qualcuno che se ne intende, Michael Arrington di Techcrunch. Opinione basata sulle correnti dinamiche di mercato (minimi i costi di produzione/distribuzione digitale, in picchiata le vendite di CD) e sugli ultimi rilanci hi-tech, dal costante abbandono del Drm dei negozi online al passo dei Radiohead di lasciar decidere il prezzo agli utenti. Senza contare che, nonostante pseudo-azioni “anti-pirateria”, la darknet è sempre viva e vegeta. Tutto considerato «il prezzo della musica scenderà vicino allo zero», predice Mr. Arrington. Almeno quella registrata, i tipici album e CD. Aprendo così nuovi spazi verso business model creativi: dall’aggressiva vendita di merchandise e concerti live alle inserzioni sui siti di musica digitale autoprodotte a quant’altro da inventarsi. (Gli stessi Radiohead lanciano un special edition box set del nuovo album a 40 sterline). Modelli che servono a coprire (o almeno, così dovrebbero) anche quelle spese comunque esistenti nella produzione della musica: strumenti, studio, materiali-base, tecnici, tempo, etc.). Il che comporta maggior impegno da parte di musicisti per dover eccellere fuori dal branco, un effetto-competizione tutt’altro che sgradevole. Nel complesso, analisi non certo nuove, ma sempre meglio puntualizzate – nonchè confermate in buona parte dai commenti a seguire e, quel che più conta, dall’attuale scenario online. Niente male, direi, no?



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