Poco spazio per The Shock Doctrine in Usa

21Sep07

Importante l’ultima fatica di Naomi Klein, The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, dove si spiega come il “free market American-style” si diffonda ad arte in periodi crisi e catastrofi, con l’introduzione di “radical economic policies” che normalmente la gente non accetterebbe e che vanno contro gli interessi stessi della collettività. Nulla che quanti seguono l’informazione “alternativa” non sappiano già, spiega la stessa Klein in una bella intervista con il senior editor di Alternet. Il punto però è che ciò non scorre nel dibattito pubblico in Usa, incapace com’è di porsi le domande fondamentali suscitate dal libro, tipo sulle strutture economiche e le modalità operative del potere. Non a caso il libro sta ottenendo scarsa attenzione qui, al contrario dell’ampio spazio ricevuto in Europa e in Canada — vedi l’ampio dibattito su The Guardian, ad esempio, o il terzo posto tra i bestseller di Amazon in Canada (e solo 33.mo in Usa). Anzi, è proprio il contesto e i temi sollevati nel libro che vengono nascosti, ignorati, dimenticati dai media mainstream a stelle e strisce. Nè aiuta granché l’appogio di mensili dal target qualificato ma ristretto, come fa Harper’s pubblicando ampi stralci dal libro. Spiega infatti Naomi Klein: «The hard part is getting past the media wall. … It’s very hard to have discussion anything outside the parameters of partisan politics in this country». Già: impossibile qui dialogare sui (presunti) pilastri sociali, dal capitalismo alla pena di morte, dal diritto alle armi all’invasione dell’Iraq. In generale, raramente i media offrono un contesto che non appena superficiale. E non solo quelli tradizionali, ma anche online e nella blogosfera. Idem nelle discussioni F2F con la gente: nessuno vuol parlare del sistema economico e di quanto spende-consuma rimanendo sempre indebitato, per dirne qualcuna, di sesso o di droghe, pur quando si ritiene di vivere in maniera diciamo meno mainstream. Il dibattito, se e quando c’è, si svolge sempre nei parametri di un’estrema polarizzazione e/o lungo le linee di partito. Oppure, ognuno nei propri salotti e circoletti. Ben diversamente da quanto avviene nel sociale italiano o europeo (dove esistono poi altre limitazioni). Continuo a sperimentarlo ogni giorno, ahimè, ed è davvero un peccato. Perché è proprio nel quotidiano statunitense comune che incursioni come quella di Naomi Klein possono (e devono) aiutare parecchio, è il “cittadino qualunque” che trarrerebbe maggior vantaggio dal dare orecchio e fiato alle annesse, ampie questioni. Ovvio che le strutture di potere si chiudano a riccio, media inclusi, ma sta un po’ a tutti noi (aiutare a) diffondere il messaggio ben oltre la cerchia dei “convertiti”. Nel mio piccolo, insisterò🙂



One Response to “Poco spazio per The Shock Doctrine in Usa”


  1. 1 Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria » Dalla rete: il video di “The Shock Doctrine”

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