Giornalismi possibili, anzi probabili

15Sep07

giornalismi possibili, anzi probabili«La partecipazione del pubblico alla fabbrica dell’informazione». Così apre una bella panoramica di Libération sullo state-of-the-art dei siti di giornalismo partecipativo, citizen journalism, o comunque si voglia definirli. Il pezzo—grazie mille agli amici di Penne Digitali per averlo tradotto e rilanciato—sintetizza l’operato di varie situazioni, da NowPublic a Agoravox, da Zero Assignment a Rue89, ribadendo promesse, speranze ed errori. Pur non rivelando nulla di nuovo, soprattutto per chi ha le mani in pasta, una ricapitolazione assai utile per chiunque sia interessato e voglia coinvolgersi nella “partecipazione organizzata” dei giornalismi possibili. Temi su cui tenta l’affondo Doc Searls lanciandosi verso quella che definisce una nuova ecologia del giornalismo. Lo spunto è un recente fatto di cronaca (due ragazzi che salvano un’aziana signora da morte sicura trascinandola fuori dalla macchina bloccata sui binari, un attimo prima dell’arrivo di due treni da direzioni opposte, vicino Chicago), riportato da un testimone diretto sul proprio blog, via email e Twitter ben prima del quotidiano locale. Trattasi forse di citizen journalism? O è la semplice trasposizione di un racconto orale di prima mano, amplificato dai new media? Mentre il noto co-autore del best-seller mondiale The ClueTrain Manifesto abbracciava risoluto la prima ipotesi, vari commenti propendevano per la seconda. (Altra occasione per sottolineare gli stimolanti scambi che hanno luogo nello spazio dei commenti, ben oltre il post originale, al contrario di quanto accade nella blogosfera italiana, purtroppo). Da qui, Searls propone le sue visioni sul futuro del giornalismo: centrato sull’opera degli amateur, gente cioè piena di passione ma che non reclama ossessivamente un compenso. Attenzione, però: «the old system does not go away, but grows to include both the old and the new». Incluso un netto calo delle inserzioni, e quindi la necessità di cercare nuovi business model, o finanche «no business model at all, because much of it will be done gratis, as its creators look for because effects». Le entrate arriveranno cioé da consulenze, corsi ad hoc, collaborazioni sparse—una serie di attività collaterali non tradizionali e in parte da inventare. Bella scommessa, no?



2 Responses to “Giornalismi possibili, anzi probabili”

  1. A proposito di giornalismi possibili

    http://sonialombardo.wordpress.com


  1. 1 A Bill of Rights for Users of the Social Web « Sonialombardo’s Weblog

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