Fandom, cultural-media studies & cultura folk-popolare

27May07

Fans, Blogger & GamersRicorre in questi giorni il 30. anniversario dal lancio del film Star Wars, ed ecco Wired.com dedicare al mitico film un super-speciale ricco di interviste, foto inedite, mappe interattive e molto di più. Soprattutto: rilanci, rifacimenti e altre attività direttamente prodotte dai fan—il cui apporto creativo rimane cruciale e vitale, 30 dopo, per la fama acquisita (imperitura?) da quest’evento nato come intrattenimento puro. Qualcosa che va ben oltre l’ambito degli appassionati di ‘cult movie’ o degli addetti ai lavori per diventare vero e proprio fenomeno culturale di massa. Non a caso l’introduzione dello speciale si dice fra l’altro “Star Wars, il backbone del DNA del geek, perfino più essenziale di un’intricata conoscenza di Linux o dell’incapacità di avere un incontro romantico”. Fenomeno di cui si è ampiamente occupato, al contempo dal di dentro e come etnografo mediatico Henry Jenkins in vari saggi nel corso degli anni, alcuni inclusi nella recente raccolta Fans, Bloggers, and Gamers (la cui copertina ritrae proprio un fan di Star Wars, vedi foto). Questo è solo un esempio a riprova del fatto che la “cultura degli appassionati [rivela] un contesto in cui chi consuma i media tende anche a parteciparvi in maniera attiva, criticamente attenta e creativa” e che “oggi la cultura partecipativa è tutt’altro che marginale o sotterranea”. Partendo ovviamente dalla scena Usa, ormai questi trend vanno abbracciando l’intero villaggio globale, a rafforzare la ‘tradizione’ dei cultural media studies senza frontiere. Inclusa la cultura folk italica, del mediterraneo o di altre parti del mondo, che non certo da ieri viene rielaborata in chiave contemporanea sulla base delle radici espressive tradizionali. Fatte le dovute differenze, questi scenari innescati da Star Wars sono simili alle operazioni della Nuova Compagnia di Canto Popolare o dei Sud Sound System, per citarne solo un paio di segno diverso, o le fiabe popolari classiche o meno (inclusi i noti rifacimenti di Calvino). Dove studiosi, amanti, appassionati del folk-popolare della propria terra “tendono anche a parteciparvi in maniera attiva, criticamente attenta e creativa”. I new media, quindi, rivelano ancora più che tutto il mondo è paese, e che la creatività non conosce limiti — è anzi un collante sociale davvero speciale e merita attenzione (e partecipazione) da parte di noi tutti. Correggetemi se sbaglio — sempre che qualcuno legga, of course.



One Response to “Fandom, cultural-media studies & cultura folk-popolare”

  1. Mi sembra un parallelismo centrato. Il remix è sempre esistito ed è forse la forma propria dell’economia delle idee. Per questo è così difficile applicare ai prodotti culturali la logica del copyright. Mi chiedo tuttavia se l’utilizzo della cultura popolare in produzioni culturali che finiscono sotto copyright non possa essere una strategia per rendere commerciale anche quello che, per definizione, non lo sarebbe.

    Da una parte si cerca di rendere “folk” dei contenuti mainstream (come StarWars), dall’altra la cultura “folk” entra nel circuito mainstream.


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