Jimbo Wales + Wikipedia = free minds, free markets ?

25May07

Jimbo Wales continua a essere sulla cresta dell’onda, ben oltre le dinamiche di Internet. Lo conferma l’ennesima cover story che gli dedica Reason di giugno (non ancora online), mensile di stampo libertario che sceglie un background rosso fuoco e offre un quadro “Beyond Wikipedia”. Oltre ad esaltare i progetti in corso e soprattutto le elevate potenzialità economiche in ballo (da Wikia al “Google killer”), le 12 pagine dell’articolo esaltano la “visione disordinata” di Jimbo, delineandone il fare modesto, la vita quotidiana in un piccolo bungalow nei pressi di St. Petersburg, Florida (quando non è in viagigo per il mondo), dove guida un’utilitaria Hyundai, le origini altrettanto modeste: nato nel 1966 in Alabama, il padre aveva un negozio di alimentari, madre e nonna gestivano un piccola scuola privata che frequentò anche lui. Non sorprendono quindi le sue attuali tendenze, in linea col pensiero libertario, contraddizioni incluse (che loro non considerano tali, sia chiaro): Kira, la figlia di 5 anni, è homeschooled dalla mamma, perchè l’istruzione pubblica americana va evitata come la peste; l’individualismo rimane l’ispiratore perfino dello spirito comunitario di Wikipedia; va affermato il convinto diritto alle armi e al free market. L’immagine sputata del “patologico ottimista”, vero? Mentre tra i 200.000 Wikipendians viene considerato, a seconda di umori e occasioni, “benevolente dittatore”, “dio-re” o “tiranno”. E se quelli che ancora “don’t get Wikipedia… o che la rifuggono in orrore, sono della vecchia generazione, letteralmente e figurativamente”, chi ne afferra il concetto sono invece “i più giovani e più hip”. Ma quelli che contano davvero sono “le Kira del mondo, che non potranno mai ricordare un tempo senza Wikipedia, quelli a cui i progetti comunitari online open-source, auto-gestiti, ordinati in modo spontaneo non appaiono folli, paurosi o neppure particolarmente notevoli”. Già, ma a chi serve tutta questa hype? E stiamo davvero parlando della stessa cosa quando ci si riduce a questa concezione di “free minds, free markets”?



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