MIT5: potere agli utenti, ma per davvero!

28Apr07

MIT5Libertà di sperimentare e “giocare”. Senza gerarchie o restrizioni. Questa l’aria, decisamente stimolante, che tira al MIT, dove si discute in questi giorni dei vari aspetti inerenti alla transizone dei media, tra aule, corridoi e prati nel campus di Cambridge, Massachusetts. Stamani, sabato, va ancora meglio grazie al sole tornato ad asciugare le pioggia che ha imperversato tutto ieri. Pur se, ovviamente, per lo più si sta all’interno, a seguire le vari presentazioni in stanze stracolme, in uno scambio (e inter-scambio) continuo con gli stessi studenti del MIT affaccendati nei loro corsi quotidiani. In un’aula simile ieri Henry Jenkins, il factotum di questo MIT5, aveva aperto le danze, addentrandosi senza tanti fronzoli nell’avanzare dei video mash-up non solo nei giri online, ma un po’ ovunque nella cultura popolare statunitense, finanche in certi talk televisivi—pratica comunque tutt’altro che nuova. A conferma di una convergenza “in cui gli appassionati divengono centrali nella produzione culturale. Il concetto di un pubblico attivo, così controverso due decenni addietro, oggi viene dato per scontato da chiunque sia coinvolto all’interno e intorno all’industria dei media. Le nuove tecnologie consentono al consumatore medio di archiviare, annotare, appropriarsi e ridistribuire i contenuti mediali”. Messaggio al centro anche della sessione plenaria serale nel Bartos Theatre del Media Lab, davanti a oltre 300 persone, anche straripanti nell’ingresso davanti alla Tv a circuito chiuso. Messaggio assai critico all’attuale scenario dello sharing, dei blog, reti sociali—puntualizzando tra l’altro il fatto che i “gli utenti dei social media vengono facilmente usati e abusati dai proprietari di questi siti”. Con rifermenti del tutto espliciti sulle modalità restrittive che imperano su MySpace, il cui fresco lancio dello spazio News incita ancor più il sospetto di monopolio, considerato che il proprietario è Mr. Murdoch. È su questi punti che ha insistito in particolare Trebor Schols, professore a Buffalo, NY ma di background mittel-europeo. A cui ha dato appoggio l’esempio invece positivo di Second Life, dove “fin dall’inizio sono stati gli stessi utenti ad avere la proprietà dei contenuti che producono”, ha ricordato Cory Ondrejka, top programmatore di Linden Lab. Il punto, ha poi incalzato Imi Ito con una panoramica sui fan di Pokemon, anime e altri ambienti made in Japan, è offrire spazio e opportunità ai fan, alla gente per “fare di questi ambienti l’uso che vogliono, stimolando la propria e altrui creatività”. Continuando insomma a sperimentare e “giocare” in piena libertà. Senza gerarchie o restrizioni. Pratiche e sollecitazioni che trovano terreno più che fertile qui al MIT5. Stay tuned.



No Responses Yet to “MIT5: potere agli utenti, ma per davvero!”

  1. Leave a Comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s


%d bloggers like this: