Stop big media (e l’inciviltà online)

14Apr07

Stop Big MediaIn risposta alle critiche ricevute, Tim O’Reilly chiarisce la proposta del codice di condotta dei blogger: nulla di rigido o onnicomprensivo, piuttosto un sistema alla Creative Commons, per ampliare intanto il dibattito sull’anonimato e ribadire la centralità dei comportamenti civili. Intanto esplode (almeno qui in USA) la polemica sull commento sessista, razziste e offensive della “radio legend” Don Imus, ora condannate pubblicamente anche da Condoleezza Rice. Pur con scuse pubbliche e l’incontro pacificatore con la squadra di pallacanestro del Rutgers vittime degli improperi, leggendo tra le righe si nota che: parecchia gente ha appoggiato tali improperi (via email anonime, ovvio), in cinque ore la (già prevista) raccolta-fondi di beneficienza di Imus ha superato il milione di dollari, il 66enne talk-show host è probabile ora passerà alla radio satellitare dove non esistono limiti o censure. Come ha fatto d’altronde il padre-maestro Howard Sten, divenuto icona multimilardiaria grazie a programmi basati su offese, turpiloqui e simile delizie. Aggiungiamo analoghi e noti esempi nella radio (Rush Limbaugh docet), gli alti ratings in Tv di cosiddetti “reality show” alla Jerry Springer e il molto lodato vaffan… riservato da Dick Cheney mesi fa in aula a un Senatore democratico. Risultato? Tale cultura fa parte tuttora del vissuto quotidiano, non solo statunitense. E quindi non può non riversarsi nei media di ogni natura, Internet inclusa. Dove le più che deprecabile minacce subite da Kathy Serra diventano così, più che caso-limite, la classica punta dell’iceberg, al pari di quello, opposto ma complementare, di Mr. Imus. Un quadro sottile e preoccupante, che potrebbe essere modificato, insieme e più che da codici etici di varia natura, da politiche sui media di ampio respiro, dall’opposizione ai mega-conglomeratici e ai monopoli. Garantendo maggiore diversità sulle onde radio-Tv: pur raggiungendo il 33% della popolazione Usa, le minoranze possiedono solo il 3,26% delle stazioni Tv. Lo fa notare uno studio curato da Free Press, che ha anche lanciato una petizione mirata proprio a chiedere alla FCC di garantire maggiore diversità e pluralismo alle fonti d’informazione. Un passo importante per offrire anche comportamenti più civili e rispettosi per tutti.



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