Sempre meno CD venduti: viva la digital revolution

21Mar07

Digital revolutionSiamo letteralmente immersi nella musica e nel multimedia (soprattutto nel cosiddetto Primo Mondo). Online abbondano le scelte per la fruizione di ogni tipo di intrattenimento e cultura—in modo legale, para-legale, illegale che sia, a seconda dei punti di vista. Eppure la Big Industry e i complici Big Media insistono con le flessioni delle vendite di CD e simili. E di chi è la colpa? Ma di Internet, ovvio. L’ultima perla arriva addirittura dal Wall Street Journal che oggi segnala l’ulteriore caduta del 20% di CD musicali venduti nei primi tre mesi del 2007. Fin dall’inizio è tutto un piagnisteo: «In una drammatica accelerazione del declino che da sette anni sta falcidiando l’industria musicale…». Per spiegare che gli album primi in classifica, secondo i dati di SoundScan, vendono appena 60.000-65.000 copie a settimana, cifre che nel 2005 a malapena bastavano per entrare nei top 30. E allora? Quel che conta, come possono tranquillamente notare anche quanti non bazzicano granché online, è che in giro non c’è affatto penuria di musica per tutti i gusti e le tasche. Fa pena vedere questi vani sforzi dell’industria (e dei media) mainstream di colpevolizzarci, in un modo o nell’altro. Lo ribadisce con dovizia di dettagli—e saggia ironia—un rilancio critico di Andrew Leonard su Salon.com, con una brillante chiusura: «Non c’è alcuna prova che la nostra produttività culturale sia seriament eminacciata. Piuttosto l’opposto. I profitti sono in calo, ma le scelte aumentano. Non ho idea fino a quando durerà. Ma per adesso, viva la digital revolution».



3 Responses to “Sempre meno CD venduti: viva la digital revolution”

  1. Anche perché poi c’è da dire che il periodo di sostituzione del formato è oramai finito da un po’ di tempo, aggiungici che il mercato dei lettori mp3 si è ingigantito… non si può pretendere di vendere ancora tanti CD. L’abbassamento delle quote per raggiungere i premi come “disco d’oro” o “disco di platino” ne è la prova.

    Viva viva la rivoluzione digitale, viva i soliti noti che non predono l’occasione per dire cazzate.

    Ok stavolta ho commentato, viva la rivoluzione Pelodia. Basta fare il lurker🙂

  2. La rivoluzione digitale ha sicuramente fatto ( e sta facendo) la sua parte, personalmente non credo che aiutino i negozi reali, che vendono cd attorno ai 20 euro, se i prezzi si uguagliassero un pò di + a quello che si può trovare online le vendite aumenterebbero sicuramente.

    marco

  3. gia’, in italia i prezzi sono folli — almeno qui in USA siamo sui 15-16 dollari, sempre restando ai negozi ufficiali; in ogni modo secondo me la questione e’ piu’ ampia, nel senso che e’ normale per un business come quello musicale che supporti, sistemi e modalita’ di vendita si modifichino con l’era digitale, e quindi tutto il giro commerciale coinvolto deve per forza darsi una bella sistemata periodica e complessiva — pena, appunto, lo strapiombo continuo che non puo’ essere imputato al digitale, in alcun modo


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