Cina: pugno di ferro contro la minaccia dell’Internet addiction

24Feb07

Internet addictionMentre in Egitto un blogger viene purtroppo condannato a quattro anni di galera per “offesa all’Islam e incitamento all’odio”, i cinesi insistono con le maniere forti, stavolta per frenare la rampante Internet addiction. Riprendendo i metodi spesso coercitivi usati per trattare gli eroinomani, sono almeno otto le cliniche aperte con i fondi governativi. Quella di Daxing, nei sobborghi di Bejing, ospita 60 pazienti nei giorni normali e fino a 280 nei periodi di affollamento, in genere ragazzi tra i 12 e i 24 che trascorrevano online 4-5 ore a settimana ma anche 15 ore consecutive impegnati in game vari. La maggior parte vi arriva sotto la pressione dei genitori, che pagano anche il corrispettivo di 1.300 dollari al mese, circa 10 volte il salario medio in Cina. Dopo 1-3 mesi di trattamento, il 70% di loro torna alla “vita normale”, mentre quelli che sono Net-dipendenti da 4-5 anni vengono tenuto sotto sorveglianza continua per lunghi periodi, e non è detto riusciranno a superare depressione e manie suicide. Il tutto in aggiunta a norme che vietano l’uso degli Internet cafè ai più giovani e a filtri-software che buttano fuori i giocatori online dopo cinque ore consecutive. Intanto un recente sondaggio riporta che quasi il 14% degli adolescenti cinesi è facile peda della cyber-dipendenza e la Lega dei Giovani Comunisti la definisce un “grave problema sociale” che minaccia l’intera nazione. La vicenda, con annessi dettagli e casi specifici, viene raccontata in un lungo articolo del Washington Post, syndicated su altre testate Usa. Il quale conclude, alleluiah, con qualche nota meno tetra. Un ex-preside divenuto psicologo suggerisce che il pugno di ferro, spesso utile per i dipendenti da alcol o droghe pesanti, è inumano e non funziona per l’Internet addiction. Forse la radice del problema sta nella solitudine, e quindi la soluzione migliore è trattare questi ragazzi “come amici”. Che dire? Meno male che la Cina è lontana.



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