Obama08: altra fiammata alla Howard Dean?

16Feb07

Obama08È partita la strategia Web 2.0 del candidato democratico Barack Obama. Appena lanciato, il nuovo sito promette parecchio per i più scafati online, inclusi spazi nei social nets del momento, YouTube, Flickr e compagnia bella. Certo, è positivo che la conversazione si attivi e proceda online. Come anche lecito è chiedersi cosa ne sarà di tale conversazione una volta finito l’hype elettorale. Intanto il tam-tam ha già prodotti gruppi attivi sul territorio e svariati blog che rilanciano il tutto, anche al di fuori degli Usa, Italia inclusa—dove storicamente i giganti mediatico-politici dettano legge imponendo al volgo quelle lucciole che scambiano per affascinanti lanterne. Ovvero: qualcuno ricorda forse le analoghe fiammate di Howard Dean? Anch’egli candidato democratico nel 2004, in un’estate bruciò ogni tappa online, dall’attivismo dei meet-up al record di milioni raccolti via web. Per poi fallire miseramente sul campo, ancora nelle primarie. Perchè il punto non è tanto che i politici, in Usa o altrove, non abbiano metabolizzato il meglio del web 2.0, quanto piuttosto che simili strategie “col botto” non riescono a fare i conti con il quotidiano concreto. Incluso il fatto, ad esempio, che l’americano medio è ancora preda della Tv e dei media/contesti tradizionali, o che quando si arriva a momenti cruciali, il voto, è difficile sterzare. Pur con tutto il Web 2.0 che si vuole, rimane ancora troppa la lontananza tra i cittadini e le istituzioni, non solo per la politica-spettacolo ormai di prassi ma anche perchè spesso queste strategie online non hanno velleità nè carattere di trasformazioni reali. Per diventare, all’opposto, il fuoco di paglia di candidati che non hanno altre armi per controbattere i più potenti. Una prova? Intanto le falle di John Edwards (vedi post precedente) mentre ieri Barack Obama ha dovuto pedalare all’indietro—rimangiandosi l’aggettivo “sprecate” per le oltre “3.000 vite dei coraggiosi giovani americani in Iraq”. I big media e blogger-supporter corrono ai ripari, altri suggeriscono di non inciampare nei flip-flop che costarono la White House a John Kerry. Ma il colabrodo è già dietro l’angolo. Aprire i rubinetti della conversazione o avviare il cyber-attivismo non è garanzia alcuna, quando il messaggio rimane ambiguo e la politica che conta resta quella del Palazzo. Howard Dean docet.



2 Responses to “Obama08: altra fiammata alla Howard Dean?”

  1. Il punto è che la politica continua ad essere votata al monologo e agli approcci top-down, nonostante si sforzi di utilizzare tutti i tools del social networking. Anzi la retorica e l’utilizzo di nuove strategie è così poco genuina da apparire chiaramente strumentale. La politica non può permettersi di restare fuori dal cono di luce dei media, qualunque esso sia. Di più, deve poterne governare le dinamiche dall’interno, costituendo war room digitali reattive e pro-attive. Il caso di Amanda Marcotte rivela quanto sia difficile tenere due piedi in una scarpa… per fortuna. Essere bravi bloggers non equivale ad essere bravi politici, o bravi consulenti politici, soprattutto se non intendi vendere l’anima. Drazner ha infatti etichettato la Marcotte come “niente altro che una brava PR”. Piuttosto, sorprende ancora una volta l’enfasi eccessiva e pacchiana sull’utilizzo politico delle nuove tecnologie come se fossero una novità, come se non ne avessimo viste di candidature high tech. Ad ogni elezione, lo stesso ritornello, dal 1992: questo è l’anno della politica in internet. Ha ragione Ong, l’emergere della oralità secondaria ha comportato il parallelo recupero del presentismo, del passaparola e del sonno della ragione. Speriamo che verrà anche l’anno del risveglio …

  2. gia’, si ripropongono vecchi refrain conditi dalla cooptazione diffusa dei blogger, non solo in ambito politico (guarda cosa combina microsoft in italia); e quel che sorprende e’ proprio la mancanza di novita’ sostanziali che (in italia piu’ che qui in USA) viene colpevolmente ripresa come innovazione a la web 2.0; tra cooptati e cooptatori non si sa chi sta messo peggio… pero’ meglio non dirlo alla gente, che poi si spaventa e, non sia mai, si dedica al bottom-up autogestito online & offline…


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