L’occhio del media sharing sulla pop culture

26Nov06

Kramer scandalIn questi giorni ampiamente festaioli, cosa assai rara qui in USA, sta facendo colpo una storia mediatica tutt’altro che serena. Protagonista uno degli ex-attori della comedy Seinfeld, serie di gran successo conclusasi nel 1998 ma tuttora emblema della pop culture nazionale. Michael Richards, meglio noto come “Kramer”, si è lanciato in un’offensiva tirade razzista durante un suo spettacolo a Hollywood. Vittime dell’inatteso attacco alcune persone di colore che avrebbero lanciato qualche battuta durante la performance del comico. L’evento, manco a dirlo, è stato colto in video da qualcuno tra il pubblico, rimbalzando online in un attimo. Come anche le veloci scuse di Richards, la sera successiva in collegamento video live durante il David Letterman Show. Scuse altrettanto, se non più, strane e ambigue dello scoppio d’ira sul palco. Ma la lezione più generale è che l’occhio dei citizen journalist è ovunque e non ci si può (più) nascondere dal media sharing diffuso. Lo sottolinea l’esperto Jeff Jarvis, manovratore dell’influente BuzzMachine: «Oggi tutta la vita viene registrata… Occorre sempre assumere che ci sia qualcuno in giro capace non solo di essere testimone ma anche di conddivideri gli eventi con il mondo intero». Non a caso il filmato-scandalo ha segnato il record per TMZ.com (affiliato di AOL/Time warner) in questo suo primo anno di vita: oltre 1,5 milioni di hit nel primo giorno di diffusione, lunedì scorso, un milione circa il martedì. E anche le scuse in diretta hanno fatto lievitare i ratings del Letterman Show al 18%, cifra mai raggiunta nell’ultimo anno. Un evento pop-mediatico ripeso un po’ da tutte le testate, oltre che di luminari del cyberspazio come Larry Lessig, il quale spiega tra l’altro che si tratta di «un esempio in cui l’ontologia viene necessariamente messa sotto i piedi dall’epistemologia».



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