Social networking: siamo già all’inflazione?

03Nov06

Social networksBe’, visto che finalmente mi sono buttato nella blogosfera, tanto vale che insista. Segnalando (probabilmente solo, ahem, al sottoscritto) un mio articolo fresco di bit su Apogeonline—centrato sul futuro del social networking. Dai problemi fisiologici che iniziano a colpire YouTube e MySpace, relativi in primis a copyright e calo di traffico, al proliferare del social-video e soprattutto di altri progetti tesi a fornire i necessari tool per sviluppare community ad hoc (anche a livello commerciale). A ripensarci ora, avrei aggiunto come effetto boomerang l’eccessiva duplicazione e propagazione di simili reti, come fa giustamente notare Luca Conti su Pandemia: c’è forse bisogno dell’ennesimo social network? Of course not.



4 Responses to “Social networking: siamo già all’inflazione?”

  1. Forse no se intendiamo mega iniziative che danno servizi per produzione di contenuti eterogenea e spesso di scarso valore. Se invece si pensano a comunità molto concentrate su interessi specifici, allora perché no? Ho visto di recente la nascità di comunità dedicate alla cucina e sto in questo periodo discutendo di iniziative analoghe legate al turismo per trekker e naturalisti e mi sembra che lo stimolo alla condivisione sia molto forte. Anche perché mancano ambiti di confronto.

  2. chiaro, le nicche che sono diventato il clou degli ultimi tempi; e che pero’ stanno diventano meganicchie, come scrive sull’ultimo “wired” clay shirky, con tutte le conseguenze del caso (tipo condivisione che diventa invece puro veicolo commerciale, o quasi)

    dall’altra, again, se ritrovarsi online si limita alla solita autorefernzialita’, o all’essere su svariati social network con la solita gente (non dimentichiamo che la partecipazione concreta e’ il solito 10% quando va bene), con molti a lurkare e basta, be’, allora anche puntare su target ristretti diventa solo un’ennesima operazione di marketing….

  3. Credo che l’autoreferenzialità sia un male da cui non poter prescindere: i clan esistono fuori e dentro la rete e, una volta consolidatisi, diventano anche piuttosto impermeabili.

    La rincorsa commerciale a nuove strategie promozionali e di marketing e’ un altro elemento che prima o poi si ripresenta: spesso male, sempre in ritardo, con la presunzione di dare la rotta (vedi anche il recente caso Edelman e lo scandaluccio del blog su Wal Mart pilotato dal colosso che vuole saperla anche di “consumi civici”, oltre che di “informazione civica”).

    Ma le nicchie, nel momento in cui si trasportano nel virtuale, si allargano, entrano altri interessati dall’argomento cardine. E ciò, a mio avviso, è bene al di la’ delle analisi dei mass mediologici, anche quelli “amici”. Perché sempre nicchie restano, ma si arricchiscono.

  4. certo, si allargano, ma, come dire, forse meglio che non si allarghino troppo, e invece si riproducano o differenzino in altri contesti — perche’ quando diventano meganicchie ovviamente perdono smalto, e appunto s’ingigantiscono “difetti congeniti” quali autoreferenzialita’ e marketing

    ovvero, piccolo e’ sempre bello — purche’, altrettanto ovviamente, quelle piccole non si limitino alle gated communities o ai circoli per amichetti, soprattutto in senso qualitativo prima che quantitativo…


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