A seguito del precedente “fattaccio” di Repubblica.it/Kataweb, l’amico Carlo Gubitosa ha diffuso la seguente lettera aperta — a cui mi associo e che riporto qui integralmente.
Egregio signor Pisa,
Per quanto mi riguarda, gli indagati tirati in ballo nel suo articolo avrebbero tutti i diritti di denunciarla per diffamazione, e ora le spiego il perche’.
1) La carta dei doveri del giornalista, sottoscritta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana l’8 luglio 1993, stabilisce a chiare lettere che il giornalista
- “rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza”
- “in tutti i casi di indagini o processi deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva”
- “non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo”.
- “non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo”.
Detto questo, detto tutto: il suo articolo e’ una palese violazione della deontologia professionale che dipinge come criminali persone oggetto di indagine, e poco importa se anche altri autorevoli media hanno dato la stessa notizia violando i principi base del buon giornalismo e prendendo per oro colato fonti chiaramente di parte come la Finanza, la FPM e la FIMI.
Lei non ha rispettato il principio di innocenza degli indagati: parla di un “network smantellato”, come se si fosse sgominata una banda di delinquenti, mentre e’ solo iniziata una indagine che si concludera’ solo fra molti anni con una sentenza di un tribunale, e non con la sentenza sommaria che lei ha emesso con un articolo che sembra scritto in fretta e con una scarsissima conoscenza degli argomenti di cui si parla.
A conferma della sua scarsa conoscenza degli argomenti trattati mi permetto di aggiungere che il network emule, ad esempio, puo’ essere usato anche per scopi perfettamente legali: la invito in tal senso a scaricare gratuitamente con Emule il mio libro “Elogio della Pirateria”. Non si preoccupi: se lo fara’ nessuno la denuncera’ per questo, e nessun giornalista approssimativo parlera’ di lei come un delinquente, perche’ e’ tutto perfettamente legale. Se lo leggera’ magari i suoi prossimi articoli potranno essere scritti con piu’ consapevolezza e cognizione di causa. Se vuole puo’ sfogliare anche il libro “Italian Crackdown”, dove si racconta di giornalisti frettolosi che per seguire l’onda dei comunicati stampa ufficiali e la logica del “ne hanno parlato anche gli altri” hanno marchiato di infamia persone rispettabili, dipinte come pirati informatici, pedofili e satanisti, senza poi produrre nemmeno una riga di rettifica quando queste accuse si sono rivelate false al di la’ di ogni ragionevole dubbio.
Riguardo all’utilizzo delle immagini, l’enorme bandiera pirata usata a corredo del suo testo (probabilmente non scelta da lei, ma comunque utilizzata) e’ un’altra palese violazione della carta dei doveri del giornalista, dal momento che quell’immagine suggerisce sin da subito al lettore l’idea di attivita’ illecite e oscure come il nero di quella bandiera.
Detto questo la ringrazio comunque per avermi fornito del materiale utile: infatti oltre a lavorare come giornalista freelance collaboro presso l’Universita’ di Bologna per fornire un supporto didattico al corso di Comunicazione Giornalistica nella facolta’ di Scienze della Comunicazione, e la prossima volta che dovro’ spiegare il principio di innocenza e la carta dei doveri del giornalista potro’ usare il suo articolo, ovviamente come esempio negativo per mostrare la differenza tra i dettami della deontologia professionale e le pratiche sciagurate di giornalismo frettoloso e superficiale a cui purtroppo molte persone scelgono di piegarsi in nome della produttivita’ aziendale e dei tempi di lavorazione sempre piu’ stretti.
Spero per lei che in futuro possa lavorare in una redazione che le dia il tempo necessario per documentarsi e approfondire, magari contattando anche gli indagati per sentire la loro versione anziche’ copincollare in modo raffazzonato i comunicati della finanza e delle aziende che hanno tutto l’interesse ad alimentare tra gli utenti della rete il clima di paura e incertezza creato anche e soprattutto da articoli come il suo.
Detto questo, le auguro di cuore un migliore futuro professionale, nella convinzione che i commenti ricevuti al suo articolo le hanno sicuramente insegnato qualcosa, e che questi insegnamenti potranno evitarle in futuro altri grossolani scivoloni come quello che le e’ capitato di fare stavolta.
Cordiali saluti
Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink
c.gubitosa@peacelink.it
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Tags: Disinformazione, pirateria, Repubblica.it







Saremo tutti pirati… Io più che altro mi sento Robin Hood!
Le persone che non scaricano o è perché non lo sanno fare oppure perché non si rendono conto di cosa c’è su internet!