A proposito di musica e diversità dell’etere online, fa facendosi drammatica la situazione dei Webcaster per via di nuovi balzelli made in Usa. Un paio di mesi fa i giudici federali avevano respinto l’appello sui cospicui incrementi per le royalty loro imposte, grazie alla lobby delle major e dell’industria del disco, coalizzate contro lo streaming online. Il contentino dei giudici è stato quello di consentire il calcolo delle tariffe in base alla media d’ascolto orario, ma solo fino al 31 dicembre 2007, dopodiché entrerà inesorabilmente in vigore il formato del pay-per-song, con tanto di elenchi e libri-paga, dettagliati pena salate multe. Norma assurda, visto le tariffe a forfait che da sempre seguono le comuni emittenti AM e FM. A rischio sono broadcaster piccoli e grandi, da Yahoo a NPR a Last.fm. Per questo martedì 26 giugno è prevista una giornata di silenzio assoluto delle Internet radio organizzato dal consorzio SaveNetRadio, con invito a spargere la voce, a farsi sentire con i parlamentari e con le testate locali. È in piena azione il tam-tam globale…
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