“Sai di questo libro in uscita lì da te in USA?”, mi fa stamani un amico in chat (in Italia). Well, no. Roba promettente e non sciapa, una volta tanto: The Cult of the Amateur: How today’s Internet is killing our culture. Rapida corsa online, trovo il blog e mando due righe all’autore, Andrew Keen. Il quale replica nel giro di pochi minuti, “Thanks for your interest, Bernardo”. Mi farà mandare la review copy e let’s keep in touch. Benone. Continuo a navigare, m’imbatto nel nuovo libro di David Weinberger, anch’esso ormai in arrivo nelle librerie USA. (Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder, uscita ufficiale primo maggio). Stessa procedura, stessa risposta in pochi minuti—pur se stavolta l’autore ha una fama consolidata. “Thanks for your interest, Bernardo”, il pubblicista ti manderà la review copy. E btw, abbiamo già l’editore italiano. Perfetto. Passo ad altro, ma poco dopo riecco David Weinberger. Si dice imbarazzato e dispiaciuto, ma per motivi contrattuali non può più spedirmi la review copy promessa. Perché mai? Be’, “believe it or not”, per i vincoli contrattuali tra l’editore italiano (nome grosso, grosso, pubblica cose mainstream, non avvezzo al digitale) e quello USA, chiunque lo recensisca su siti-spazi italiani e in italiano deve passare per quel nome grosso grosso. Se faccio la recensione in english, no problem. Questo super-gruppo editoriale, insomma, vorrebbe pianificare le recensioni in occasione dell’uscita italiana, controllare a chi spedisce le copie-saggio, dove e cosa se ne scrive. Una sorta di veto sulle recensione. Proprio così. Eppure sono anni che faccio queste cose, sempre nell’interesse generale oltre che reciproco. E nessuno è mai arrivato a tanto. A che pro, simili veti, poi? Quando tra poco, con il libro ormai in giro qui in USA, parecchi ne parleranno online, visto anche il nome, con inevitabile travaso finanche in Italia e sui blog italiani. Come ho chiuso con Weinberger (che non c’entra nulla ovvio), this is simply ridiculous… E non finisce qui, ovvio.
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