Tra le righe, segnali poco allegri da cyber-Davos
Come leggere tra le righe quanto viene fuori da Davos? Almeno per le faccende cultural-digitali, e oltre il can-can mediatico, i grossi nomi che più grossi non si può. Intanto, è bene schivare grandi testate, siti ufficiali e lanci di agenzia che ri-circolano ovunque. Per farsi invece una bella ripassata ai molti post di getto di Jeff Jarvis, invitato nelle montagne svizzere al pari di altri blogger qualificati (ottima mossa). Utile anche una spulciata a quanto raccoglie Technorati, pur se con un setaccio alquanto stretto (e attenti ai commenti). Ancor meglio e soprattutto, riflettere un attimo. Ad esempio, sull’annuncio di Chad Hurley, co-fondatore di YouTube, di un possibile meccanismo per “ricompensare la creatività” degli utenti. È mica una presa in giro? Dopo aver fatto ottimo uso di tale creatività per beccarsi i miliardi di Google, avendo appena spalancato la porta a banner e annunci vari, solo ora si pensa a business model più adeguati (leggi: corretti)? E se ci si cura davvero della comunità, come mai rimane (ufficialmente) impossibile e illegale il download? [Nel caso qualcuno non se ne fosse accorto, Revver applica invece fin dall'inizio entrambe le opzioni.] Altrettanto stonata la difesa di Sergey Brin, co-fondatore di Google, del (ahem) “passo falso a livello di business” nell’assecondare le censure cinesi per ricerche all’interno della Grande Muraglia. Già, semplice errore d’affari, nulla da ridire sulla negazione dei diritti umani e le purificazioni del web perseguite dal governo cinese. Forse che sia un’alleanza più “evil” di quanto non sembri?
Due piccoli segnali, da Davos, di taglio tipicamente top-down, pur se promossi dalla cyber-elite. Da non prendere sottogamba.
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